Un calciatore esce allo scoperto: “Troppi tabù, fingo altrimenti verrei discriminato. E’ il momento di fare qualcosa cominciando dalla Federazione”

“Ho deciso di parlare per aiutare gli altri a dire: non abbiate paura”. Antonio (il nome è di fantasia) è un calciatore che milita in una delle tante squadre della Campania. Antonio è un ottimo atleta, un ragazzo che fa tanti sacrifici per fare calcio e che vive un conflitto interiore che lo lacera quotidianamente: è gay. Un tabù per chi fa sport, per chi ama il calcio un motivo per smettere, ma che Antonio affronta nel silenzio, fingendo. Non metteremo il vero nome di Antonio, nè la squadra di appartenenza nè la categoria (per i più curiosi milita in una squadra campana dalla serie D alla terza categoria), è una sua scelta per rispettare la sua volontà di non uscire allo scoperto e per tutelarlo, facendogli continuare a fare quello che più ama: giocare a pallone. Ma Antonio ha voluto parlare con noi, per sentirsi meno solo e per lanciare un messaggio a tutto il mondo dello sport, per raccontarci la sua vita e come nel 2017 essere gay in uno spogliatoio sia un muro invalicabile.

Antonio da quando giochi a pallone?

“Da sempre, da quando ero bambino, una passione incredibile. Ho sempre seguito il calcio, è stato un colpo di fulmine e giocare è qualcosa che ho dentro. Ho fatto tutta la trafila che fanno solitamente i ragazzi, scuola calcio, poi qualche occasione mancata e mi sono ritrovato nei dilettanti perchè probabilmente è la dimensione che merito. Sono bravino ma non troppo da poter vivere di calcio”.

Una storia come le altre la tua, anche se la tua è un po’ più particolare perchè vivi un conflitto interiore…

“Sì, sono gay. Nessuna malattia, nessuna menomazione, semplicemente mi piacciono gli uomini e nel mondo del calcio è impossibile dichiararsi”.

Perchè?

“Perchè gli spogliatoi sono caserme vere e proprie, dove vige tanta ignoranza e dove ci sono stereotipi antichi che pesano come macigni. Le battute sotto la doccia, il gruppo whatsapp dove girano rigorosamente foto di donne nude, anche chi compie un intervento meno duro sul pallone viene etichettato come ricchione e femminiello. Figuriamoci dire che sono gay, dovrei smettere di giocare”.

E tu come reagisci?

“Mento. Faccio finta che mi piacciono le donne, parlo poco della mia vita privata e rido alle battute a sfondo sessuale, ma dentro di me ci sto veramente male. Alle volte ho paura di essere scoperto e invento storie, di uscite con ragazze e di avventure che esistono solo nella mia fantasia. Lo faccio per non dare nell’occhio. Qualche volta sono stato tentato dal dirlo ma ha sempre preso il sopravvento la mia parte razionale ed è stato meglio così”.

Quale è la tua paura maggiore?

“Essere discriminato, sono un ragazzo sensibile. So che mi guarderebbero come diverso e che si perderebbero le abitudini di spogliatoio e soprattutto sono certo che nessuna squadra mi vorrebbe in organico. E’ giusto così, il calcio non è pronto per questa rivoluzione, almeno quello dilettantistico dove ci sono regole da cameratismo”.

Antonio posso farti una domanda personale? Ti sei mai infatuato di qualche compagno di squadra?

“Sì, è successo che con qualcuno avessi maggior feeling e ho preso una vera e propria cotta, ma sono sempre stato discreto e non mi sono mai dichiarato. Siamo fatti di carne e di sentimenti ed è normale che potesse succedere, il calcio è un momento di aggregazione come una biblioteca o un locale e può succedere di incontrare persone interessanti”.

Secondo te sei solo in questa battaglia o ci sono altri gay che come te si nascondono?

“Credo che il numero di ragazzi che come me fingono non è un numero esiguo, talvolta con qualcuno mi è sembrato di condividere gli stessi valori, ma sono solo sensazioni, certamente credo siamo in tanti”.

Se continuate a nascondervi il muro dell’omertà non cadrà mai, come si butta giù?

“Al momento sono pessimista, è troppo radicato il sentimento negativo negli spogliatoi da accettare un compagno gay. Io spero che la federazione faccia qualcosa aiutando noi atleti con un punto di ascolto, qualche campagna ma non la classica giornata no alla discriminazione, facendo qualcosa di concreto. E che qualche società dia l’esempio, solo così possiamo venire fuori e non avere più paura e vivere la nostra passione come noi stessi”.

Antonio dovrò mettere una foto a questo articolo, non potendo mettere la tua, quale mettiamo?

“Quella di Justin Fashanu. Ha pagato con la vita la sua omosessualità, suicidandosi, perchè il mondo del calcio è stato ostile, lo ha ghettizzato. Per me è un esempio e spero che questo mio piccolo passo serva a far riflettere tutti”.