Violazione del vincolo di riservatezza, una vicenda che sta per esplodere
Da accusatore ad accusato. Da colui che da la caccia ai cattivi a fin di bene a quello che finisce egli stesso sul banco degli imputati: sembrerebbe questa la fine di Giuseppe Chinè, protettissimo Procuratore Federale della FIGC a marchio Gravina che da voci piuttosto insistenti parrebbe aver ricevuto un esposto alla Commissione Federale di Garanzia della FIGC, quella che per intenderci sarebbe un po’ come il Consiglio Superiore della Magistratura per i Giudici.
L’organo di cui è Presidente il noto togato campano Pasquale De Lise ha peraltro misteriosamente una mail di destinazione degli atti che è quella della segreteria federale FIGC, tanto per sollevare qualche legittimo dubbio nei comuni mortali sul fatto che ai massimi livelli le valutazioni sul da farsi possano essere sempre politiche e molto raramente fattuali, ne nascerĂ qualcosa ? Quali gli sviluppi e gli scenari possibili ?
Senza dubbio per Chinè, uomo dal lungo curriculum, collezionista seriale di cariche e incarichi, a ridosso di una piĂ¹ che probabile riconferma per questo ruolo in FIGC dalla grande visibilitĂ , sarebbe una bella gatta da pelare anche in considerazione che da pochissimo è titolare di un’altra ambita poltrona quale quella di capo di gabinetto del Ministro Daniele Franco al MEF. Senza contare le inevitabili balestre che si leveranno contro di lui sempre in ambito federale: tutti ricordano il 22 Febbraio scorso le parole del presidente LND Sibilia che dal palco dell’Hotel Cavalieri Waldorf Astoria, in occasione del rinnovo delle cariche nazionali FIGC, denunciava la preoccupante situazione della giustizia nel mondo pallonaro italiano.
Da quanto si apprende, gli verrebbe contestata la consegna a terzi di materiale e documenti coperti dal vincolo di riservatezza come prescritto dall’articolo 34 comma 3 lettera d) dello Statuto FIGC: fatto che appunto coinvolgerebbe la Commissione Federale di Garanzia. Uno scivolone clamoroso sulla piĂ¹ classica delle bucce di banana per un uomo di legge di tale levatura, forse troppo sicuro di sĂ© e delle coperture che possono esserci quando piuttosto che difendere i piĂ¹ deboli si cerca la compiacenza di chi, in alto, ha il potere di stabilire vita o morte di qualcuno, distribuendo deleghe, incarichi, ruoli di spessore e appunto, nel calcio italico, di visibilitĂ elevata. Sarebbe insomma il piĂ¹ classico pastrocchio all’italiana a cui sopratutto in ambito FIGC siamo maldestramente abituati.
Il filone si legherebbe alle denunce presentate dall’ex consigliere Aiac Daniele Serappo nei confronti di Renzo Ulivieri per quanto attiene all’ammissione ai corsi per allenatori professionisti di una o piĂ¹ calciatrici militanti nella squadra allenata dal Direttore della Scuola Allenatori ed ex membro altresì del Consiglio della Divisione Calcio Femminile. Ulivieri avrebbe in sostanza chiesto e ricevuto documenti coperti dal vincolo di riservatezza in violazione di quanto prescritto dal Codice di Giustizia Sportivo utilizzandoli poi contro il Serappo e sembrerebbe anche avendo chiaramente dileggiato l’allenatore campano e gli stessi organi di giustizia federale in documenti olografi sebbene la documentazione presentasse chiare indicazioni Uefa sulla impossibilitĂ di queste ammissioni.
I fatti dovrebbero essere stati denunciati o comunque avvenuti tra la fine dell’estate e la fine di autunno 2020, cioè nel momento in cui si stavano affilando le armi per la volata alla presidenza della FIGC: subito dopo i calciatori di Calcagno, Ulivieri ben presto pubblicamente spese il proprio endorsement per Gravina tanto che l’insolita attesa per l’esito di quegli esposti – legato ad evidenze fattuali che vengono definite incontrovertibili – farebbero pendere l’ago della bilancia verso uno strumentale utilizzo della vicenda per tutelare l’Ulivieri stesso e soprattutto garantirsi il 10% degli Allenatori in un Consiglio Federale orientato alla riconferma e alla governabilitĂ del dirigente pugliese.






