L'ex presidente Aiac Basilicata e direttore del Potenza parla della crisi, del momento difficile che attraversa il nostro calcio e delle soluzioni
Direttore tecnico del Potenza vincitore del Campionato di D solo due anni fa, già Presidente di AIAC Basilicata, Gerardo Passarella è il decano degli allenatori lucani e sempre molto attento anche alle vicende politiche della FIGC ma non solo. Gli abbiamo parlato e come spesso le sue battute sono dirette e ricche di spunti di riflessione.
Mister, allora forse si riparte ? Che ne pensa ?
“Non è appunto ancora detto e comunque non mi smuovo da quel che pensavo ad inizio dello scorso marzo: nel calcio hanno tutti perso un’occasione per dimostrare senso di responsabilità, di comunità e di vicinanza a quel mondo “reale” che poi manda avanti il carrozzone acquistando magliette, biglietti e schede tv per seguire i campioni. Per me sarebbe meglio non partire”.
Il Settore Giovanile è stato fermato definitivamente, trova la scelta sensata ?
“Anche questo punto meriterebbe attenzione e ben più di una riflessione: le scuole vengono rimandate a settembre, il calcio dei giovani viene definitivamente stoppato anche lui. Forse a qualcuno sfugge che la scelta di lasciare a casa i giovani atleti è senza dubbio la più facile – e per me anche la più sensata, si badi – considerando che questi non hanno alcun peso politico in seno alla Federazione che tuttavia, quando siede ai tavoli di concertazione sventola a tutti i numeri dei propri tesserati di cui il SGS rappresenta il mare magnum assieme a quello dei Dilettanti. Giro io a lei la domanda, non le sembra uno stranissimo controsenso”.
Ben diversa la posizione della LND, loro invece di peso politico ne hanno e non poco. Loro dovrebbero ripartire?
“Se ciò che ho letto negli ultimi giorni corrisponde a verità mi pare che le parole di Sibilia, che come tutti desidererebbe tornare a giocare ma comunque continua a sventolare nei suoi numeri anche quelli del SGS che ha già chiuso, la dicano lunga sullo stato delle cose: i protocolli che sono stati stilati, anche se non definitivi, sono già di difficilissima applicazione in A e quindi figurarsi nelle Serie inferiori. E’ impossibile non ricordare che LND e Lega di C sono pure espressioni di territori e passione popolare, le reciproche perplessità palesate sono legittime e condivisibili. A ciò aggiungerei che l’Area Nord di LND mi pare abbia preso una decisione dolorosa ma anche questa condivisibile: fermare tutto”.
Che aiuto proporrebbe per il calcio minore ?
“Lavorerei sugli importi fideiussori, sulle tasse di affiliazione e quelle di iscrizione delle squadre ai campionati tanto per cominciare ma anche sui costi di tesseramento di calciatori & co. poi se arrivano degli aiuti tanto meglio ma il calcio, di suo, ha forza tale da poter riprendere un certo percorso di rinascita perché forte di una grande energia interiore, si deve solo cercare di essere vicino alle Società in maniera fattiva, concreta dimostrando di saper programmare una costante risalita approfittando anche del momento per riscrivere qualche regola e magari svecchiare una classe dirigente che probabilmente non è stata in grado di reggere un tale urto. Lo Stato potrebbe poi finalmente applicare un corposo taglio agli aspetti contributivi come da tempo auspicato, scommettiamo che nel volgere di pochi anni non solo non si perderebbero numeri ma magari si potrebbero addirittura migliorare quelli attuali”.
Mister, l’ottimismo dell’uomo di campo non fa difetto. Ma per le Serie maggiori ?
“Come evidente nelle serie inferiori la limatura dei costi gestionali può essere senza dubbio d’aiuto per la maggiore incidenza che questi hanno mentre già in A e B tra ingaggi extra-large, sponsor, mercato televisivo è tutto diverso. Oggi direi che la frittata da un punto di vista dell’immagine mi pare fatta: in quasi due mesi solo chi ha un vero e proprio interesse economico a far ripartire il “circus”, per usare una citazione evidentemente cara a Lotito, si è sbattuto e se la suona e se la canta da solo perché gli altri milioni di Italiani hanno altre preoccupazioni: per me il calcio è sempre stata la mia vita, ora però devo pensare a come salvarla e a come fare altrettanto per i miei cari”.
Alcuni medici sociali in A hanno chiesto ulteriori chiarimenti in merito al protocollo per la ripresa degli allenamenti, il Governo lo ritiene non bastevole, paura o confusione ?
“Allenamenti e non gare innanzitutto. Poi mi pare tutto ovvio: i calciatori in panchina li mettiamo in tribuna per mantenere le giuste distanze ? E quelli su un calcio di punizione che vanno in barriera ? Se uno sputa durante le fasi di gioco ? Se le squadre del nord giocassero al sud ha senso ? Uno stadio a porte chiuse è tale ovunque ma solo in A per ogni gara a livello logistico mi pare si muovino complessivamente circa 3.000 persone”.
Per dirla alla Malagò si sente la mancanza di un “Piano B” ?
“Un “Piano B” e anche un “Piano C” se è per questo! La FIGC ha sempre vantato la sua grandezza ma direi che oggi è caduta su una buccia di banana: l’incapacità di saper agire sulla base di scenari. Mi creda, agli occhi della gente questo è un grandissimo limite. Ed è il pubblico stesso ad esserne addolorato perché non si sente protagonista del gioco ma si sente solo una vacca da mungere: il calcio è un’azienda, innegabile, ma come si può pensare di riprendere le attività se le sue peculiarità non permettono senza ombra di dubbio di avere garanzie ? Inoltre uno scudetto potrebbe anche non essere assegnato, in fondo sono anni che, nella pratica, vincono le prime quattro della classifica che vanno a spartirsi la torta della Champions”.
Un pensiero agli allenatori, se ne sente parlare poco …
“Se ne sente parlare poco perché la rappresentanza ha poco peso in termini di supporto e proposte rispetto al mero valore percentuale. Quando AIAC apre la bocca spesso rilascia dichiarazioni sconcertanti dimostrando anche qui lontananza da quella base che rappresenta lo zoccolo duro della piramide ma le dirò che forse i lunghi silenzi fanno meglio di eventuali scelleratezze dette. Vorrei ad esempio ricordare che i nostri allenatori di squadre giovanili e dilettantistiche, a differenza di quel che si pensa, in queste settimane, oltre ad aggiornarsi, hanno continuato a seguire da casa i loro ragazzi, a coordinarsi con gli staff, a proporre lavori di condizionamento, linee guida alimentari, supporto psicologico e più in generale proprio nel SGS hanno fatto e stanno facendo l’impossibile per tenere uniti quei gruppi-squadra che sono il capitale delle Società. Se ne deduce che andrebbero pagati comunque anche se secondo me si deve trovare un punto d’incontro che possa mediare le esigenze degli attori, in fondo un sindacato di cui AIAC oggi non parrebbe avere proprio più i connotati per quel che fa e per come lo fa, per tutelare i suoi dovrebbe ricordarsi anche di comprendere le esigenze delle Società a cui questi sono legati, altrimenti il giorno dopo non avremmo più ne i primi e ne i secondi “.






