Nuova protesta nei campionati dilettantistici di Campania e Lazio: calciatori fermi 30 secondi al fischio d’inizio contro l’introduzione del terzo under.

NAPOLI- La protesta contro l’introduzione del terzo under nei campionati dilettantistici continua a crescere e ad assumere forme sempre più visibili. Nell’ultimo weekend, sui campi di Campania e Lazio, i calciatori hanno scelto un gesto simbolico ma di forte impatto: restare immobili per 30 secondi al fischio d’inizio, con le braccia conserte, rifiutandosi di giocare per l’intero primo mezzo minuto di gara. Un’iniziativa coordinata che segue le raccolte firme, le proteste social e i ritardi di cinque minuti già messi in atto nelle scorse settimane .

Al centro della contestazione c’è l’obbligo, previsto per la prossima stagione, di schierare un terzo calciatore under, un giovane nato dal 2007 in poi. Una norma che, secondo i giocatori e l’Associazione Italiana Calciatori, rischia di penalizzare il merito tecnico e di creare un sistema di precarietà sportiva. Molti atleti, infatti, trovano spazio solo finché rientrano nei parametri dell’obbligo, per poi essere esclusi una volta diventati over, indipendentemente dal rendimento. Una dinamica che, secondo i promotori della protesta, abbassa il livello dei campionati e mette in difficoltà i veterani, costretti spesso a scendere di categoria o a lasciare il calcio dilettantistico.

La protesta nasce anche dal mancato riscontro dei Comitati Regionali Campania e Lazio alle richieste di confronto avanzate dall’AIC. L’associazione aveva già proclamato lo stato di agitazione, annunciando ritardi nell’ingresso in campo in assenza di risposte concrete. Le richieste riguardano una revisione dell’obbligo under e una programmazione pluriennale che garantisca stabilità regolamentare e valorizzazione reale dei giovani, senza imposizioni rigide che condizionano le scelte tecniche delle società .

Il gesto dei 30 secondi di stop rappresenta quindi un ulteriore passo nella mobilitazione, che potrebbe presto sfociare in iniziative ancora più forti. In settimana è prevista una riunione tra i calciatori delle due regioni per valutare le prossime mosse. Senza un riscontro da parte dei Comitati, non è escluso il blocco dei playoff e dei playout, una misura che avrebbe un impatto enorme sulla fase decisiva della stagione e che conferma quanto il clima sia ormai teso e carico di incertezza.

La protesta, pur essendo silenziosa, ha avuto un effetto immediato: sugli spalti, tra dirigenti e tifosi, il gesto è stato notato e discusso, diventando il simbolo di una categoria che chiede ascolto e rispetto. La palla passa ora ai Comitati Regionali, chiamati a decidere se aprire un tavolo di confronto o mantenere la linea attuale, con il rischio concreto di un’escalation nelle prossime settimane.