Lunga chiacchierata con il tecnico dalla "sua" Cavese alla campane tra C e D. "Il calcio non è bello come una volta"
NAPOLI Dal campo alla panchina. Salvatore “Sasà” Campilongo ne ha avute di esperienze nei suoi 59 anni. Il suo nome è inevitabilmente associato alla Cavese, allenata due volte fino allo scorso anno, squadra con la quale sfiorò la promozione in B sfumata in quel di Foggia. Ma Cava de’ Tirreni resta per il tecnico napoletano “l’esperienza più bella per risultati e gioie ma anche i dolori“, dice, poi sicuramente ci sono quelle in B con Empoli, Avellino e Frosinone“. Massime esperienze professionali ma con Cava “c’è una grande passione”.
Le piacerebbe tornare alla Cavese?
“Certo, ma finché c’è questo presidente no”.
I più grandi rimpianti da allenatore e da calciatore?
“Da allenatore quando sono stato a Empoli. Forse dovevo rimanere a vivere in Toscana, dovevo creare qualcosa lì. Se fossi rimasto avrei probabilmente accettato il Grosseto a settembre, poi presi il Frosinone e retrocedemmo”. Da calciatore invece potevo fare qualcosa in più, magari arrivare in Serie A. Nel 1991-1992 feci 15 gol con la Casertana in B (terzo nella classifica generale, N.d.R.) e potevo andare al Napoli ma la società mi vendette al Venezia”.
Vediamo le campane in D e C. Savoia e Sorrento stanno facendo benissimo. Lei conosce Aronica?
“Non lo conosco di persona ma so che è un bravo ragazzo. È all’inizio e ha cominciato molto bene. La famiglia Mazzamauro investe nel calcio e credo che alla fine arriverà la tanto agognata Serie C“.
Considerando anche lo scorso campionato prima dello stop, il Sorrento sta mettendo in fila molti risultati utili consecutivi.
“Antonio Amodio è un giovane e bravo direttore e lo sta dimostrando. Sa fare le squadre, le sa costruire e sa scegliere gli allenatori. Lo scorso anno con Maiuri e quest’anno con Fusco. Ha fatto una bellissima squadra e i risultati stanno arrivando”.
Passiamo alla Serie C. La Cavese, e la Casertana soprattutto, hanno qualche difficoltà.
“La Cavese dopo varie sconfitte ha vinto a Bisceglie e pareggiato con il Potenza e oggi perde la Ternana, ma non era questa la gara da vincere. Ha difficoltà in difesa, prende troppi gol così come la Casertana che è giovane e ha cambiato molto. Domani ha una trasferta ostica con la Virtus Francavilla. Ci sono dei malumori, non so cosa succederà”.
Si aspettava che la Turris andasse così bene?
“No, ma l’ho vista giocare ed è una squadra che ti fa male. Non molla come la vidi ad Avellino che da 2-0 pareggiò 2-2. Ha calciatori importanti come Raione e Di Nunzio che fanno la differenza”.
Molti lamentano che ormai il calcio non è più bello come una volta. Poi è arrivato anche il Covid-19. Lei che ha una lunga esperienza, qual è la sua opinione?
“Non è più bello come una volta perché ci sono troppi interessi, allenatori che pagano per lavorare, non c’è meritocrazia e la qualità dei calciatori è venuta a mancare. Prima, ai miei tempi, se non eri forte non ti spogliavi, non entravi neanche nello spogliatoio. Poi anche il minutaggio dei giovani ha creato questo. Penso che se sei bravo giochi a prescindere, è sbagliata l’impostazione come la regola degli under nei dilettanti. Infine è arrivato il virus che condiziona il 70%. Magari oggi ho 15 calciatori forti poi la domenica successiva ho sei positivi e quindi il campionato è falsato, non ha senso”.
Lei è per il blocco dei campionati?
“Il calcio va giocato, non va fatto a tavolino. Io sono per il proseguo, ma devono esserci normative giuste, protocolli diversi da questo in vigore e visto il momento è stato giusto fermare per un mese i dilettanti così da recuperare. Poi si vedrà a dicembre, sperando si possa riprendere”.






