Il valzer delle panchine in Serie D tra Sarnese e Palmese: Campilongo dopo Parlato. L'ex tecnico Grimaldi torna come figlio prodigo a Palma Campania.
PALMA CAMPANIA (NA)- “Si è sempre altrove, ma l’altrove è solo una forma dell’assenza.” — Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine (concetto rielaborato)
La Serie D campana si veste da tragedia e commedia allo stesso tempo. Mentre la Sarnese 1926 affonda nel caos più totale, costretta al suo terzo cambio di allenatore, la vicina U.S. Palmese 1914 celebra un commovente quanto urgente ritorno a casa. Le panchine di questi due club si intrecciano in un copione che parla di destino, esilio e richiamo ineludibile delle origini.
La Sarnese: la giostra infernale del terzo incarico
La notizia dell’affidamento della panchina granata a Salvatore Campilongo chiude, almeno per ora, una settimana di passione, ma soprattutto sancisce l’ingresso della Sarnese in una dimensione di autentico dramma sportivo. Con l’ex tecnico della Nocerina, la Sarnese è al terzo cambio di allenatore stagionale in pochissimi mesi.
Il progetto era partito con Teore Grimaldi, salvo poi interrompersi bruscamente con il suo esonero. La breve parentesi successiva, affidata a Carmine Parlato, ha avuto stamattina l’epilogo definitivo, con la risoluzione consensuale dopo appena 40 giorni di gestione. Questa tripla girandola testimonia l’instabilità che governa il club granata, costretto a cercare nell’esperienza e nel carisma di Campilongo la “roccia” su cui ricostruire. Campilongo è chiamato a imporre la sua Virtù contro la Fortuna avversa, stabilizzando una squadra che ha perso certezze e punti pesanti.
“Il presente è un eterno ritorno del passato.” — Blaise Pascal (concetto rielaborato)
La Sarnese paga il prezzo di un’impazienza cronica, vedendo i propri progetti naufragare in sequenza senza trovare mai la giusta quadra. La responsabilità di invertire il trend ricade ora sulle spalle di Campilongo, la cui nomina è la risposta della società al panico.
Grimaldi: il richiamo ineludibile della “casa” rossonera
Ed è qui che l’intreccio si fa sentimentale e beffardo. Appena liberato dal vincolo con la Sarnese, Teore Grimaldi è stato immediatamente chiamato a sedersi sulla panchina della Palmese 1914. Non si tratta solo di un ingaggio tecnico, ma di un ritorno alle origini.
Grimaldi aveva lasciato Palma Campania la scorsa estate, dopo diciotto intensi mesi di passione e risultati, per accettare il progetto ambizioso della Sarnese. Il suo esilio professionale, seppur breve, ha trovato un’interruzione brusca e inattesa. Per il tecnico, il richiamo della Palmese, in piena crisi di nervi dopo l’addio lampo di Rogazzo, è stato un fatto ineluttabile, una chiamata alla quale non si poteva rispondere con la logica fredda, ma solo con il sentimento e la familiarità.
“Non c’è nulla di più confortante che il ritorno a un luogo familiare, anche quando non lo si merita.” — (Riferimento a concetti di nostalgia e ritorno letterari)
Grimaldi torna a sedersi dove è amato, pronto a indossare non solo la tuta del tecnico, ma anche i panni del figlio prodigo chiamato a salvare la sua famiglia sportiva dal baratro. La sua fresca conoscenza del girone e l’immediato impatto emotivo sulla piazza, lo hanno reso la scelta obbligata per la Palmese che, spinta dall’urgenza, ha preferito il legame affettivo alla fredda valutazione dell’esonero appena subito.
La Serie D, con questi incroci, ci regala una lezione: la Sarnese è intrappolata nella ciclicità del caos, mentre la Palmese, nel suo momento più buio, trova rifugio nella familiarità e nel richiamo ineludibile delle sue radici. Solo i risultati potranno dire se questo terzo allenatore per la Sarnese e questo ritorno a casa per la Palmese avranno portato la soluzione o solo un nuovo, temporaneo, cambio di scena.




