Il numero uno della compagine picentina analizza il grande campionato della sua squadra e prova a guardare al futuro in caso di salto di categoria
MONTECORVINO ROVELLA (SA) | G.S. Macchia, primato in… economia. Campionato esaltante per la società espressione della frazione più a sud del comune di Montecorvino Rovella, in vetta alla classifica nel girone I di Seconda Categoria a pari punti con l’Atletico San Gregorio. Lo stop forzato dei campionati causa Coronavirus ha frenato la gioia per la cavalcata degli “olandesi dei Picentini”, chiaro riferimento al colore sociale del Macchia, l’arancione. Più che di calcio totale possiamo parlare di catenaccio, visti i soli 22 gol subiti che fanno della difesa del Macchia la seconda meno battuta del girone. Quarant’anni di storia per il G.S. Macchia, dall’amatoriale alla Terza Categoria fino alla Seconda Categoria, con il salto di categoria sfiorato a più riprese ai playoff. Quest’anno poteva essere l’anno buono, il Coronavirus ha bloccato tutto ma comunque c’è grande soddisfazione in casa orange per la stagione sinora disputata. Un gruppo di amici che ha in rosa uno degli attaccanti più prolifici degli ultimi anni, Alessandro Di Pasquale, puntero classe 1990 autore di più di 200 gol con la maglia del suo paese, cucita addosso come una seconda pelle. Un’orchestra sapientemente guidata da mister Armando Buonomo, lo “Special One” per gli ultras del Favelas Macchia, gruppo organizzato di tifosi orange che segue la squadra in ogni weekend. Un chiaro esempio di calcio fatto di passione come ha tenuto a ribadire il presidente Rosario Santese che ci ha parlato del presente e di scenari futuri…
Un campionato esaltante sinora per il Macchia, società che quest’anno festeggia il quarantennale dalla fondazione. La soddisfazione è tanta anche se la sosta ha frenato un po’ gli entusiasmi…
Ufficialmente il G.S. Macchia ha quarant’anni anche se nei fatti qualcosina in più. Volevamo anche organizzare una festa per la ricorrenza ma purtroppo la contingenza del momento non ci consente ciò. Il primato è una bellissima soddisfazione, l’interruzione ci ha un po’ danneggiato ma siamo comunque contenti del nostro campionato. I ragazzi sono molto attaccati alla maglia, si impegnano e soprattutto giocano a costo zero, contrariamente a quanto accade in altre realtà anche di Seconda Categoria, quindi merito a loro per i risultati raccolti. Questo aspetto dà ulteriore valore al nostro primato, i ragazzi sono da lodare perchè oltre ad allenarsi e a giocare senza pretendere nulla sono tutti educati, sia tra di loro e sia nei confronti del mister e della società . Lo sport deve essere scuola di vita e io ho sempre inteso il calcio in tal senso. Tutti questi fattori ci hanno permesso di stare in testa alla classifica, inoltre la maggior parte dei calciatori è proprio della frazione Macchia e quindi ci sono ulteriori motivazioni nel raggiungere traguardi importanti.
Esattamente due mesi fa venivano sospesi i campionati con il Macchia primo in classifica. Ad oggi qual’è il futuro della stagione secondo lei, soprattutto per quanto riguarda i verdetti dei campionati?
Sicuramente come società dilettantistica non stiamo nelle condizioni tali da garantire spazi e distanze alla pari di club professionistici in caso di ripresa. Per quanto riguarda i verdetti in caso di sospensione definitiva, personalmente mi piacerebbe veder premiate le squadre che al momento della sosta si trovavano prime in classifica. Noi nel girone I ci troviamo primi a pari punti con l’Atletico San Gregorio e dalla nostra abbiamo gli scontri diretti a favore, quindi si presuppone che chi deciderà dovrà tenere conto di ciò e mi auguro si possa verificare.
Presidente lei ha toccato prima un punto importante, l’aspetto economico delle squadre. La crisi economica conseguente alla pandemia toccherà inevitabilmente anche il calcio, probabilmente alcune società (soprattutto dilettantistiche) potranno non esserci ai nastri di partenza nella prossima stagione. Lei da dirigente come vede l’annata 2020/21 per il Macchia da questo punto di vista, soprattutto in caso di salto di categoria?
La nostra è una realtà calcistica nata pian piano, siamo partiti dall’amatoriale per poi giungere tra i dilettanti. Ogni nostro passo deve essere ponderato e non è detto che siamo preparati ad affrontare la Prima Categoria che richiede un consistente sforzo economico. La pandemia e i suoi risvolti certamente non potranno giovare a progetti calcistici come il nostro, mosso da passione e da senso volontaristico. Sarebbe una grossa soddisfazione dal punto di vista sportivo vederci promossi in Prima Categoria ma è pur vero che io, essendo avvocato quindi un professionista, non potrei reggere da solo un simile impegno e non me la sento di spendere i soldi che una Prima Categoria prevede proprio perchè non è una cosa necessaria, inoltre prendendo altri calciatori è chiaro che ci sarebbero delle pretese economiche che farebbero lievitare ulteriormente i costi di gestione. Con mister Buonomo, a cui mi lega una lunga amicizia e in ambito calcistico ci muoviamo sempre all’unisono, non ho ancora parlato ma nel caso in cui venissimo promossi in Prima Categoria sicuramente ne discuteremo, anche per provare a trovare qualche altra persona che potrebbe affiancarmi dal punto di vista economico per poter affrontare un simile campionato. Ad oggi ogni discorso in tal senso è prematuro ma comunque se ne potrebbe parlare perchè un salto di categoria ci obbligherebbe a fare un discorso diverso, non solo in termini economici ma anche in termini di impegno e di presenza poichè ci sarebbero anche trasferte più lunghe.
Questa situazione potrebbe rimodulare anche la concezione stessa di calcio dilettantistico, con un modo di fare calcio a livello locale simile ad una ventina di anni fa, senza grandi spese ma principalmente con l’obbiettivo di divertirsi e stare insieme…
Magari si potesse tornare a fare sport in questo modo. A mio avviso l’attuale modo di concepire il calcio è sbagliato e contrario alla concezione stessa di dilettantismo. Va avanti chi ha i soldi e le conoscenze giuste mentre secondo me va premiata la meritocrazia. Tornare al calcio di una volta con determinati valori sarebbe una bella cosa, credo che la pandemia da questo punto di vista potrà far riflettere le persone e magari portarli ad invertire la rotta.






