Dopo il 2–4, il post-gara degenera: un dirigente ferito e due ricostruzioni contrastanti. Ecco cosa è emerso.

CALVI (BN)- La sfida tra Calvi e San Leucio, valida per la 14ª giornata del campionato di Seconda Categoria girone E, si chiude con il successo degli ospiti per 4–2. Tuttavia, il risultato sportivo diventa rapidamente un dettaglio secondario. Nel post-gara, infatti, emergono tensioni, accuse e una presunta aggressione che gettano un’ombra pesante sul pomeriggio al Campo Sportivo di Calvi.

L’atmosfera, già nervosa durante la gara, si accende definitivamente dopo il triplice fischio. Secondo una prima ricostruzione, un dirigente del Calvi sarebbe stato colpito al volto da un tesserato del San Leucio al termine di un confronto acceso. L’uomo avrebbe riportato ferite tali da richiedere cure ospedaliere. Si tratta di un episodio grave, che scuote l’ambiente dilettantistico e riporta al centro del dibattito il tema della sicurezza nei campi di provincia.

La versione del Calvi

La società di casa, attraverso un commento pubblico, condanna ogni forma di violenza e ribadisce che il calcio debba restare un momento di aggregazione. Pur senza entrare nei dettagli, il Calvi sottolinea la necessità di mantenere toni corretti e di evitare che il nervosismo superi i confini del campo. La presa di posizione è netta: “Gli atti di violenza non dovranno mai essere giustificati”, si legge nella nota diffusa sui propri canali.

Tuttavia, non vengono forniti ulteriori elementi sulla dinamica, né vengono indicati i minuti esatti dell’episodio o il numero dei tesserati coinvolti. Restano quindi alcuni punti non chiariti, che saranno oggetto di valutazione da parte degli organi competenti.

La versione del San Leucio

La società ospite, invece, diffonde un comunicato dettagliato che ribalta completamente la ricostruzione iniziale. Il San Leucio sostiene che, al termine della gara, alcuni dirigenti e tesserati del Calvi non avrebbero garantito il normale rientro negli spogliatoi, contribuendo a creare un clima di forte tensione. Secondo questa versione, la squadra ospite sarebbe stata costretta a rifugiarsi all’interno degli spogliatoi mentre all’esterno si verificavano comportamenti intimidatori, con lancio di oggetti e coinvolgimento di numerose persone.

Il comunicato precisa inoltre che alcuni tesserati del San Leucio avrebbero riportato lesioni nel tentativo di proteggere sé stessi e i più giovani, senza aver provocato lo scontro. La società respinge quindi con decisione l’ipotesi di un’aggressione volontaria da parte dei propri membri, definendo “distorta e strumentale” la narrazione che li vede come responsabili.

Di seguito, il comunicato integrale della società sannita:

“A seguito della gara conclusasi regolarmente al 90° minuto con il risultato di 2–4 a favore del San Leucio, ritengo doveroso chiarire quanto accaduto nel post-partita e ribadire quale debba essere il corretto comportamento di un dirigente sportivo.
In ogni campo di calcio, anche nei contesti dilettantistici, esiste una regola semplice e inderogabile: al termine dell’incontro ogni squadra rientra nel proprio spogliatoio e i dirigenti vigilano affinché tutto avvenga in modo ordinato, garantendo sicurezza e rispetto reciproco. Questo è il minimo richiesto a chi ricopre un ruolo di responsabilità.
A Calvi, purtroppo, questo principio non è stato rispettato.
Al termine della gara, alcuni dirigenti e tesserati dell’ASD Calvi non hanno svolto alcuna funzione di contenimento, contribuendo invece a creare un clima di forte tensione che è rapidamente degenerato.
La squadra ospite si è trovata costretta a riparare negli spogliatoi, mentre all’esterno venivano compiuti comportamenti intimidatori e violenti, con il lancio di oggetti e il coinvolgimento di numerose persone. In tale contesto, alcuni nostri tesserati hanno riportato lesioni nel tentativo di proteggere sé stessi e i più giovani, senza aver in alcun modo cercato o provocato lo scontro.
Alla luce di quanto accaduto, parlare oggi di presunte aggressioni da parte del San Leucio appare una ricostruzione distorta e strumentale, che ignora un dato fondamentale: la partita era finita, il risultato era acquisito e non vi era alcuna ragione sportiva per generare tensioni o scontri.
Un dirigente vero sa che il suo compito non è alimentare conflitti, ma chiudere una gara garantendo ordine, sicurezza e rispetto, soprattutto nel momento più delicato: quello immediatamente successivo al fischio finale.
Nella nostra società, indipendentemente dal risultato, i dirigenti accompagnano sempre calciatori e avversari nei rispettivi spogliatoi. Questo non è buonismo: è educazione, responsabilità e rispetto dello sport.
Il calcio è competizione fino al 90°.
Dopo, restano i comportamenti degli uomini.
E quelli visti a Calvi rappresentano una pagina amara e vergognosa, che nulla ha a che vedere con i valori che diciamo di voler difendere.
Confidiamo che gli organi competenti facciano piena luce sull’accaduto.
Da parte nostra, continueremo a tutelare i nostri tesserati e a pretendere che chi ricopre ruoli dirigenziali sia all’altezza delle proprie responsabilità.
ASD San Leucio del Sannio”

Due ricostruzioni opposte

Le due versioni presentano differenze sostanziali. Da un lato, il Calvi parla di un dirigente colpito e di un episodio di violenza inaccettabile. Dall’altro, il San Leucio descrive una situazione di caos generata da un mancato controllo dell’area esterna agli spogliatoi, con la propria squadra costretta a difendersi.

Un campionato che merita rispetto

Al di là delle versioni, resta un dato evidente: episodi del genere rappresentano una sconfitta per tutto il movimento dilettantistico. Il calcio di provincia dovrebbe essere un luogo di educazione, passione e rispetto. Tuttavia, quando la tensione supera i limiti, il rischio è quello di trasformare un semplice pomeriggio sportivo in un contesto ostile.

Infine, si attendono provvedimenti chiari e tempestivi da parte degli organi competenti. La speranza è che venga fatta piena luce sull’accaduto e che episodi simili non si ripetano. Perché il calcio è competizione fino al 90°, ma dopo restano i comportamenti degli uomini.