Protagonista in Campania da calciatore non ha avuto la stessa fortuna da tecnico riuscendo poi a rilanciarsi all'estero

BUDAPEST (HUN) - Una carriera da giramondo sia da calciatore che da allenatore e tra poco meno di un’ora forse la partita più importante della sua carriera, Marco Rossi esordirà a Euro 2020 sulla panchina dell’Ungheria.

L’ex difensore piemontese (nato in provincia di Torino, ndr) ha legato la sua carriera a doppio filo con la Campania avendo vestito negli anni ’80 (dal 1984 al 1987) la maglia del Campania prima e della Puteolana poi in Serie C1 prima della scalata verso la Serie A con la maglia della Sampdoria e le esperienze estere con América (Messico) ed Eintracht Francoforte (Germania).
Anche da allenatore Rossi ha trascorsi in Campania con Scafatese e Cavese tra il 2010 e il 2011 nell’allora Lega Pro, dirige i canarini in Seconda Divisione per quattordici incontri da gennaio a giugno 2010 traghettando la formazione gialloblu alla salvezza sul campo, guadagnandosi la chiamata della Cavese  (Prima Divisione) nella stagione successiva venendo esonerato alla 23esima giornata. Dopo un anno di stop riparte dall’Ungheria guidando l’Honved per cinque stagioni, con periodi alternati, con cui si laurea campione d’Ungheria nella stagione 2016-2017.
Dopo una parentesi in Slovacchia al Dunajska Streda (terzo posto) ottiene la chiamata della selezione ungherese con cui riesce a qualificarsi, attraverso i playoff, ad Euro 2020 riuscendo così a portare i magiari alla massima competizione continentale per la seconda volta consecutiva (record per la selezione ungherese). Oltre alla qualificazione agli europei, Rossi ottiene un altro traguardo importante riuscendo ad essere promosso in Nations League portando la sua selezione dalla Lega B (Secondo livello) alla Lega A (Massimo livello della competizione). 

Una grande scalata per uno abituato alla gavetta e che ora si appresta a scendere in campo contro i campioni in carica del Portogallo in quello che è il girone di ferro di questo europeo con Germania, Francia e appunto i lusitani. Il cammino sembra proibitivo ma chissà che il CT “dei miracoli” non riesca a sorprendere ancora tutti, aumentando forse i rimpianti di chi non ci ha mai realmente creduto.