Turris, Giugliano, Nola e Sorrento costretti ad emigrare. Una vicenda surreale, una grave mancanza della politica e una situazione che non può andare avanti

NAPOLI - Una situazione surreale. Il termine deriva quando un evento supera la dimensione del reale, quando accade qualcosa di inatteso. Sapere che in serie D Sorrento, Turris, Nola e Giugliano alla prima giornata devono giocare in casa ma non nei rispettivi stadi sembra una sceneggiatura di Stephen King. Non si può urlare il dissenso per una vicenda che getta fango sul nostro calcio. Il Sorrento al Giraud, la Turris allo Ianniello, il Nola a Cercola e il Giugliano al Vallefuoco, nomadi nella nostra terra. E le istituzioni cosa fanno? Se per il Giugliano la questione campo è in via di risoluzione, per le altre è un problema serissimo. Ci lamentiamo che siamo anni luce dietro le pugliesi, ma se questo è il buongiorno non possiamo attendere altro risultato. Si parla tanto di gestione degli impianti da parte dei club, ma qui siamo alla preistoria, alla non possibilità di giocare tra le mura amiche. Quale è il risultato? Aumento dei costi, disaffezione dei tifosi, un morale che scende sotto i tacchi e la mancata volontà da parte degli imprenditori di avvicinarsi. In passato il calcio era visto dalla politica come un bacino di voti, ancora una volta i governanti si appigliano ai club locali quando si è in odore di elezioni, ma poi durante gli anni si dimostrano insensibili. Il calcio è del popolo e se piazze così’ nobili sono costrette ad emigrare, allora in Campania siamo alla frutta. E’ un grido di dolore, ammaniamo le bandiere e lasciamo perdere i progetti e tutto il resto. Lo stadio resta centrale in qualsiasi discorso, è la casa da dove parte il tutto, si possono costruire squadre più o meno valide ma senza le fondamenta non si va da nessuna parte. Bisogna urlarlo, i tifosi lo fanno sui social, la politica non può essere omertosa. A questa triste giornata diciamo: MAI PIU’!!! Il calcio è del popolo e gli stadi delle squadre, basta migrazioni in nome dell’incompetenza, si muovano gli organi competenti e i presidenti, serve una dura protesta (anche eclatante) per non assistere a questo scempio.