Vi raccontiamo la storia dell'esterno 2002 del Gladiator, una storia di coraggio, speranza e con un lieto fine meraviglioso

NAPOLI - Un gol per la vita. La storia che andiamo a raccontare non è la classica rivincita nel mondo del calcio, è una storia di speranza, un bagliore di luce per chi soffre e una fiamma per chi sta passando momenti bui perchè la vita ci manda degli angeli a raccontare che non bisogna mollare mai, anche quando tutto è oscuro. Matteo è un ragazzo del 2002, un esterno che viene notato in estate dal direttore Amoriello, che vuole provare quel talento per vedere se è già pronto per la sua creatura in Eccellenza. Matteo va a provare ma non passa i test fisici, il direttore nota che c’è qualcosa che non va e gli consiglia di approfondire. La diagnosi è crudele, la più terribile: tumore ai testicoli. Matteo inizia il percorso che nessun uomo dovrebbe mai cominciare, figuriamoci un ragazzino, ma con la grinta di chi scende in campo e vuole rimontare il gol subito, in pochi mesi e dopo tanta sofferenza ribalta la partita con determinazione. Il destino ci mette la sua mano ieri quando Matteo sigla un gol liberazione con gli allievi provinciali del Gladiator, un gol che è la fine di incubo e una gioia che non ha fine. 

Matteo, lo sai di aver vinto la partita più importante?

“Sì e mi ha fatto cambiare modo di vedere la vita, mi ha fatto capire che bisogna andare sempre avanti e che bisogna essere ottimisti e non abbattersi mai”.

Come hai affrontato il momento in cui hai scoperto di avere questo brutto male?

“Ho saputo di aver un tumore ai testicoli e poi a linfonodi, all’inizio non ci credevo, poi non mi sono mai abbattuto, ho sempre cercato di ridere e sdrammatizzare, di non pensare sperando di tornare presto a giocare a calcio”.

Quando hai rimesso nuovamente le scarpette ai piedi?

“A fine febbraio, però durante la chemio quando stavo a casa toccavo sempre il pallone, poi dopo l’operazione dovevo stare fermo e non potevo ma era un pensiero costante”.

Ieri hai segnato, cosa hai provato?

“Tanta felicità, gioia”.

Chi ti senti di ringraziare?

“Dio, la mia famiglia, la mia ragazza e a tutti quelli che hanno creduto in me. Per quel che concerne il calcio, vorrei aggiungere i ringraziamenti al direttore Amoriello, è stato grazie al suo tempestivo intervento che ho scoperto il male con l’ausilio del dottor Cuccari, ringrazio il dottor Cuccari soprattutto per la premura che mi ha dimostrato in tutto il percorso. Ringrazio la presidenza, lo staff del Gladiator, tutti i medici che si sono presi cura di me e il mio primo mister Galiano”.

Lui è Matteo, il nostro angelo che ci ha emozionati e dato speranza, lui è Matteo Napolitano, classe 2002 del Gladiator che non molla mai, che ha sconfitto l’avversario più temibile.