Il centrocampista dell’Afragolese, reduce dalla beffa ai rigori nella finale playoff, si racconta alla nostra redazione: “Quando scendo in campo provo sempre le stesse emozioni, perché dovrei smettere?”

La sesta promozione di fila per Giovanni Ruscio si è infranta sul più bello, all’ultimo, rocambolesco, calcio di rigore. Ma il guerriero calabrese non ha rimpianti al termine di una stagione che ha visto l’Afragolese protagonista fino alla fine. Ruscio affida alla nostra redazione le sue sensazioni sull’annata appena conclusa e sul suo futuro e lo fa con la schiettezza che l’ha sempre contraddistinto.

Allora Giovanni, cominciamo con un bilancio personale e di squadra della stagione con l’Afragolese.

“È stata una stagione caratterizzata da alti e bassi. Abbiamo avuto dei periodi in cui abbiamo fatto molto bene, intervallati da piccole pause, che ci sono costate dei punti in classifica. Da dicembre in poi ci siamo ricompattati ed abbiamo inanellato 22 risultati utili consecutivi, terminando la stagione in crescendo. Tutto sommato la squadra ha disputato un’ottima annata. A livello personale, penso di aver dato il mio contributo sia dentro che fuori dal campo per questa squadra e per questa società. Spero che tutti abbiano apprezzato il mio modo di essere e di fare. Ho avuto modo di capire che la gente mi ha apprezzato per tante cose, anche se a volte ci sono state delle situazioni in cui, a causa di alcuni risultati non positivi, si è andati oltre, ma l’importante è aver lasciato un’impronta buona anche ad Afragola e spero di poter dare ancora qualcosa al mondo del calcio”.

Ad Afragola non sei riuscito per un soffio ad ottenere la tua sesta promozione di fila. Quanto brucia quella sconfitta ai rigori?

“Se avessimo vinto, avrei conquistato la mia sesta promozione consecutiva, tra vittoria del campionato e playoff. Perdere in quel modo ai rigori dopo un’annata così intensa di sicuro rode, ma siamo professionisti, sappiamo che il calcio è anche questo e dobbiamo saper accettare la sconfitta. Siamo stati protagonisti fino alla fine dando sempre tutto e ciò deve renderci orgogliosi dopo una stagione così faticosa. Nella mia carriera ho avuto la fortuna di vincere tanti campionati, 10 tra Serie C, Serie D ed Eccellenza, però non mi accontento mai e punto sempre al massimo”.

Secondo te si poteva fare di più, a livello di approccio alla gara, nella gara di ritorno contro l’Omnia Bitonto?

“Ripercorrendo quei primi 20 minuti della finale di ritorno a Bitonto, c’è sicuramente un po’ di amaro in bocca per l’approccio iniziale. Fossimo stati più attenti e più bravi a contrastare i nostri avversari nei primi minuti, per loro sarebbe stata sicuramente più difficile. L’approccio molle e sbagliato ha dato modo a loro di potersi gasare e dare sempre di più. Ma non ho nulla da dire ai miei compagni, alcuni non avevano mai giocato una gara così importante, ma hanno dato tutto e non possiamo rimproverarci nulla, a parte i primi 20 minuti. Il campo non ci ha dato ragione e dobbiamo accettarne il verdetto”.

La stagione dell’Afragolese si è chiusa non nel migliore dei modi in termini di risultato, ma l’ambiente tutto ha reagito bene, consapevole del fatto che la squadra ha dato davvero tutto.

“Con la società dell’Afragolese ho avuto un rapporto molto sincero, genuino e sempre alla luce del sole, arrivando anche a scontrarci in qualche occasione ma sempre con rispetto e con la disponibilità, da entrambe le parti, ad un confronto diretto, che mi ha molto arricchito a livello personale. Non a caso dopo qualche frizione il rapporto è diventato ancora più forte di prima, ma non avevo dubbi perché nell’Afragolese ci sono persone che ti fanno sentire a casa e non ti fanno mai mancare nulla. Tutto quello che ho cercato di dire e fare è sempre stato in maniera molto costruttiva e leale e per il bene dell’Afragolese, ed aver terminato la stagione con tanti attestati di stima, personali e di squadra, fa tanto piacere”.

In Campania hai sempre giocato in piazze molto esigenti: Castellammare di Stabia, Caserta, Torre Annunziata ed in ultimo Afragola. Quanto è cambiato il calcio nella nostra regione da quando sei arrivato?

“Ho avuto modo di giocare in tante piazze importanti in Campania: con la Juve Stabia abbiamo vinto il campionato di C-2, con la Casertana arrivammo in finale playoff e fummo ripescati. A Torre Annunziata siamo stati promossi in Lega Pro, mentre in Serie D ci sono andato con Nocerina e Portici. Nelle precedenti 5 squadre ho avuto la fortuna di vincere, mentre ad Afragola ci siamo andati vicinissimi. Il calcio si evolve sempre di più: ci gioco da più di 20 anni ed ho notato tanti cambiamenti sia in Campania che in altre regioni. Qualche anno fa di sicuro trovavi un calcio più duro. Oggi ci sono meno ambienti caldi e ostici rispetto al passato, ma di sicuro a livello tecnico la Campania continua a sfornare ottimi giocatori”.

Ormai sei da molti anni in Campania: alla luce delle difficoltà attuali che varie piazze stanno vivendo, cosa bisogna fare per far crescere tutto il movimento calcistico?

“Le difficoltà sono molteplici non solo in Campania ma in tutta Italia, e la mancata qualificazione della nazionale al Mondiale è lo specchio di tutto ciò. Nel nostro paese, a cominciare dalle grandi squadre, fino ad arrivare a realtà più piccole si punta poco sul settore giovanile. Di sicuro è triste vedere società che rappresentano grandi piazze che rischiano di non iscriversi ai campionati, è un vero peccato. Un po’ tutti dovremmo dare più da fare essendo più presenti, più umili, leali e più sinceri per migliorare il calcio campano e non solo”.

Per quanto riguarda il futuro? Giocherai un altro anno o ti senti pronto ad appendere gli scarpini al chiodo per intraprendere la carriera da dirigente?

“Ho ancora tanta voglia ancora di giocare perché mi sento bene fisicamente, mi diverto, ho voglia di allenarmi tutti i giorni, di stare insieme ai compagni, di seguire gli allenatori. Non ci penso ancora ad appendere gli scarpini al chiodo. Poi quando non avrò più voglia, non mi divertirò più, non andrò al campo tutti i giorni con il piacere di allenarmi, di correre, di soffrire, di godere correndo e divertendomi insieme ai miei compagni, è giusto che smetta di giocare, ma quel giorno lo vedo ancora lontano, perché per me correre in campo è una goduria, poi è normale che prima o poi arriverà la fine. Un giorno mi piacerebbe intraprendere la carriera da dirigente e diventare direttore sportivo, ma mi rendo conto che non all’inizio non sarà facile perché ormai tutti vogliono fare allenatori e direttori, però sarebbe un sogno e non mi fermerò alla prima difficoltà. Per ora voglio continuare a giocare e divertirmi sui campi”.