La questione del numero uno campano merita un approfondimento doveroso

NAPOLI - Zigarelli che pastrocchio. Negli anni siamo abituati a commentare situazioni che lasciano tutti perplessi, vicende la cui conclusione dà esiti imprevedibili, la pagina scritta ieri va commentata a dovere e non la si può liquidare con un semplice articolo senza spiegare. Zigarelli ha sempre detto di essere il presidente di tutti, da ieri possiamo affermare che non è così, sarà anche di tutti ma verso qualcuno ha mostrato una predilezione particolare.
La notizia, arrivata fragorosa e non per tutti inaspettata, del patteggiamento del Presidente del CR Campania è rimbalzata veloce dopo che nel tardo pomeriggio del 4 Agosto la FIGC ha pubblicato sul proprio sito il Comunicato Ufficiale numero 19/AA: patteggiamento appunto e, in luogo di una inibizione, accordo per una sanzione amministrativa di euro 4.500,00. La contestazione riguarda in sostanza un illecito amministrativo riferito alle iscrizioni ai campionati di Eccellenza e Promozione in Campania nella Stagione 2019/20.
Abbiamo scelto di proporre subito esclusivamente il testo del Comunicato rimandando ad un successivo momento un’analisi fredda del tutto per una vicenda che lascerà certamente strascichi e cicatrici.

Innanzitutto, senza intrattenerci troppo nelle maglie e nelle finezze linguistiche, etimologiche ed assiologiche del testo, potremmo sostanzialmente dire che il campionato messo sotto la lente di ingrandimento è stato viziato da un illecito amministrativo gestito e sostanzialmente avallato proprio da chi avrebbe dovuto ergersi a garante della legalità per conto di tutti ? Si sbaglia se con un tuffo nella memoria di soli pochi anni addietro, colui che si è reso responsabile di tale scempio rivendicava con la propria elezione la prospettiva di una nuova era per il Comitato in nome di trasparenza, correttezza ed altri luccicanti qualità declarate con ottimistico e pomposo slancio dal richiamo al comma 1 dell’art. 4 del nuovo Codice di Giustizia Sportiva “made by Giacomardo” ? Si sbaglia se quegli stessi manifesti ricevevano eco addirittura dal principale mentore dii Carmine Zigarelli, Cosimo Sibilia?
Un adagio diceva “chi di spada ferisce, di spada perisce”: qui non si è ancora periti (politicamente, of course) ma non è detto che presto non possa accadere. Il tempo dirà. Se tuttavia abbandoniamo per un attimo l’analisi testuale per affrontare l’analisi normativa del disposto del Comunicato, la cosa si fa molto interessante e gli argomenti di discussione potrebbero travalicare la medesima “vicenda-Zigarelli”.

Per inciso e per cominciare, ma siamo proprio sicuri che un Dirigente Federale (Zigarelli lo sarebbe, NOIF, art. 10) possa patteggiare una contestazione come quella mossa al Presidente del C.R. Campania? Per dirla alla Giraudo, un illecito amministrativo è pari a doping amministrativo e se un’iniziativa pari a doping amministrativo è foriera dell’alterazione di un torneo o di una competizione non si capirebbe come possa applicarsi lo stesso art. 126 del nuovo C.G.S. che al Comma 7 dichiara la propria inapplicabilità proprio per coloro che si siano resi responsabili di “fatti diretti ad alterare lo svolgimento o il risultato di una gara o di una competizione ovvero ad assicurare a chiunque un vantaggio in classifica, qualificati come illecito sportivo dall’ordinamento federale”. Senza dubbio si tratta di una interpretazione piuttosto stringente ma se da un lato fu Gravina e non certo noi a dichiarare urbi et orbi che non ci sarebbe più stato spazio per i furbetti, come lo diciamo adesso a tutte quelle società che hanno mandato in campo i propri ragazzi a giocare gare contro avversari che non avevano i soldi, non avevano pagato o non avevano ancora pagato o pagavano a singhiozzo per poter giocare questi tornei?
Poi il patteggiamento in termini pecuniari, per un dirigente federale è effettivamente previsto dal Codice di Giustizia Sportiva? Non lo si legge da nessuna parte. Già, perché le NOIF differenziano i “Dirigenti delle Società” (definiti infra “Dirigenti”) dai “Dirigenti Federali”: i primi sono enucleati all’Art. 21 mentre i secondi all’Art. 10, e c’è una bella differenza! Orbene, se si vuole dare una lettura e soprattutto una inclusione molto assorbente a quanto disposto dall’Art. 9 del CGS, allora si potrebbe anche chiudere qua il discorso considerando i Dirigenti Federali alla stregua di quelli delle società ma sappiamo bene che non può e non deve essere così: la sanzione pecuniaria mette per sempre al riparo dalle malefatte e dalla mala gestio tutti questi profili che sanno a questo punto di poter continuare ad operare praticamente sine die.
Per tornare a qualche roboante caso del passato (neppure troppo lontano), quando la FIGC decise di eliminare dal circus – sono i fatti di oggi a chiarire le scelte di ieri, che sia chiaro – il potente Presidente del C.R. Campania Enzo Pastore, questi venne attinto da una serie di inibizioni temporali (e non certo di sanzioni pecuniarie) perché si cumulasse il prescritto della preclusione (oggi più o meno la stessa cosa la si vuole perseguire con il caso-Lotito su cui però c’è da attendere Settembre ed il Collegio di Garanzia del CONI anche se per il Presidente della Lazio ci si accontenterebbe di buttarlo fuori dal Consiglio Federale per cui bastano 12 mesi e 1 giorno di squalifica) mentre per Zigarelli si è scelto di accomunare tutte le contestazioni in un’unica tipologia di “reato” racchiudendo il tutto in un solo procedimento. Per quanto i Codici di Giustizia Sportiva per i casi in questione fossero diversi va detto che questo modus operandi è senza dubbio corretto ed è rimasto uguale pertanto, a piacimento, possiamo sia stupirci di come si scelse di non perseguire questa strada per Pastore sia di come oggi si è scelto per come si è scelto per Zigarelli. Tutto chiaro, no? L’uomo di fiducia di Sibilia quindi, a suo modo come già Rinaldi in Basilicata e non diversamente da Zarelli nel Lazio o Lo Presti in Sicilia (ma potremmo aggiungere anche Tisci in Puglia) non è stato colpito da un provvedimento bensì salvato: è questa la clamorosa, dolorosa, imbarazzante verità politica e non fattuale che emerge dalla vicenda.

Ancor più ne escono sconfitte tutte quelle società che con la solita, nota e ossequiosa sudditanza al potente di turno si sono sbattute ed adoperate per la sua riconferma (si parla sempre di Zigarelli ma non si esclude di poter fare un “copia e incolla” anche per gli altri): si dice che in Campania moltissime si stiano organizzando per incontrarsi e discutere in un’assemblea spontanea la vicenda delle quote di iscrizione richieste per tornei che non sono mai stati giocati, ciò significa che nella realtà questo Consiglio Direttivo del C.R. Campania sarebbe delegittimato, o a leggerla così si commette un altro errore? E’ più facile dire infatti che le società sono vittime o più acuto riflettere che “chi è causa del suo mal pianga se stesso ”? Ma crediamo di poter esser ancora più cattivi, già solo leggendo il Codice di Giustizia Sportivo stesso e legando proprio il suo Art. 9 a quanto disposto dall’Art. 17 che andrebbe letto tutto e tutto d’un fiato: “Quando tre o più soggetti tenuti all’osservanza delle norme e degli atti federali si associano allo scopo di commettere illeciti, si applicano, per ciò solo, le sanzioni di cui all’art. 9 comma 1, lettere f) e h). La sanzione è aggravata nei confronti … dei dirigenti federali…”. Orbene, ma Zigarelli che razza di dirigente è? Non solo la coperta è corta, ma è anche bucata da far acqua da tutte le parti e vien da ridere (perché non ci viene da piangere da un pezzo): può costui aver agito per provvedimenti di tale portata da solo? I componenti del Consiglio Direttivo del Comitato erano tutti distratti da non accorgersi di cosa stava accadendo attorno a loro? Perché non sono stati anche loro attinti da provvedimenti? Se tanto mi da tanto, presumibilmente allora il Comitato avrebbe anche potuto essere commissariato! Ecco quindi che l’attenzione si sposta inevitabilmente sulla Procura Federale ed eventualmente su chi la muove, perché alla fine è ciò che si coglie dalle evidenze: Chinè sarà molto protetto ma è anche molto chiacchierato e, in questa sua azione molto disinvolta (non di rado è stato citato se non proprio richiamato anche dagli organi di stampa di levatura nazionale) può ritrovarsi a subire le conseguenze delle sue azioni. Per avvalorare ciò stavolta ci rifacciamo giornalisticamente ad alcuni rumors che, come nei più classici dei casi, filtrano spesso dalla cerchia di chi l’agevolazione l’ha ricevuta perché si cerca di ostentare (pre)potenza fin dove si può ed anche oltre: la richiesta della Procura Federale sarebbe stata per una inibizione di nove mesi, ridotta del 50% in forza dell’applicazione dell’art. 126 CGS ed a cui si è applicato un ulteriore sconto di 45 giorni per una presunta collaborazione della persona oggetto di indagine (ma sulla base di che cosa? Se uno patteggia deve anche collaborare? E dove se ne avrebbe riprova?) concludendo quindi per 90 giorni calcolati per il patteggiamento pecuniario a 50,00 euro al giorno (= euro 4.500,00). Rinaldi in Basilicata si è visto valutare il suo patteggiamento di 15 giorni a 200,00 euro al giorno (= euro 3.000,00): anche qui si fan figli e figliastri evidentemente. Che pastrocchio! Anche questo Codice di Giustizia Sportiva sembra essere scritto al buio … Ma vuoi vedere che si stava meglio quando si stava peggio? Di sicuro Gravina aveva detto che le cose con lui sarebbero cambiate. Aveva ragione, ce ne stiamo rendendo conto tutti. E su chi chiede o spera nelle dimissioni di Zigarelli, in primis l’avvocato Cirillo: è fantascienza, chi patteggia ammettendo la sua colpa andando avanti come se nulla fosse, dando un valore economico ad una questione morale, tradendo la fiducia in primis dei suoi elettori, è lontano dall’idea di fare un passo indietro, anzi spera che la tempesta passi in silenzio per riproporsi nuovamente con il detto scurdammoce o passato siamo il Cr Campania paisà.