I giornalisti riportano notizie, fanno approfondimenti, illuminano cose poco note. Oggi in queste righe non facciamo nulla di ciò. Maradona è morto e ormai non è più una notizia. In pochi minuti anche nel più profondo dei mari è arrivata questa frase: è morto Maradona, tre parole che nessun sportivo avrebbe mai voluto leggere né scrivere. Ma tutti sapevano che prima o poi sarebbe successo. 

Il suo stato di salute era noto. Lo sapeva lui, lo sapevamo noi. Era come Achille, era consapevole che prima o poi gli dei lo avrebbero punito. Achille aveva il tallone, lui la caviglia. Non possono non tremare le mani mentre si scrive anche se l’obbligo morale dovrebbe imporci di farlo per ore e ore, per secoli. Diego è (perché non era, lui “è” sempre) una delle massime rappresentanze dell’uomo: nessuno è pienamente angelico o pienamente diabolico, siamo tutti un po’ buoni e un po’ cattivi. Ciò va detto perché quando si parla di lui non si riesce a non far riferimento alle debolezze dell’uomo e questo fa rabbia. 

Chi è senza peccato scagli la prima pietra“, disse un ebreo. Ma se possono esserci dubbi che questa frasi sia mai stata pronunciata (senza voler scomodare l’esegesi biblico-cristiana), non ci sono sulle gesta di Maradona. Chiunque l’abbia detto, chi è senza peccato scagli davvero la prima pietra. Prima di dire “ha sbagliato”, apriamo gli armadi e guardiamoci negli specchi.

Essere bravo quando intorno c’è il vuoto è facile. Lui lo è stato quando c’erano i migliori. Anzi, lui “è”.

Hanno scritto e scriveranno. Ma in questo momento non si può più fare perché sono passati pochi minuti dalla diffusione della notizia. Nulla da dire, c’è solo da guardare e riguardare i suoi gol. 

Per sempre.