Il pensiero nero su bianco del numero uno dei metelliani

“L’ultima e pesante sconfitta ha fatto male a noi tutti ed è comprensibile l’amarezza del pubblico, per una serie di risultati tutt’altro che esaltanti. C’è un confine però che non andrebbe mai superato ed è quello che travalica nell’offesa personale, nella menzogna o peggio ancora nella minaccia, come ormai, da qualche giorno, sta avvenendo sui social.

Sfatiamo un altro mito. 

Io faccio il presidente e non mi occupo di questioni tecniche. Direttore generale e direttore sportivo fanno il mercato; il mister allena e decide la formazione, senza nessun obbligo se non quello del merito, premiando chi si allena più duramente. I calciatori infine, così come abbiamo riportato dietro le nostre maglie, devono sentirsi onorati di indossare la nostra casacca e fare di tutto per onorarla.

Ma andiamo con ordine.

Nella Cavese, come in una famiglia prima ancora che in un’azienda, ognuno è chiamato a fare il proprio dovere. Il mio, da presidente e da tifoso, è quello di tentare di raggiungere i migliori risultati sportivi, limitatamente alle mie capacità professionali ed economiche, garantendo soprattutto una stabilità economica che mai più ci renda schiavi di collette e avventurieri senza scrupoli.

Certo sarebbe bello poter fare a meno dei bilanci, delle tasse e dei doveri che una struttura come la nostra è chiamata ad osservare, ma è proprio per la serietà e la stabilità che abbiamo dimostrato negli ultimi 3 anni (durante i quali anche i risultati sportivi sono stati tutt’altro che deludenti), che oggi possiamo avere la garanzia che, nonostante un periodo di grande incertezza per il calcio e non solo, la Cavese avrà comunque un futuro assicurato.

Certo quest’anno siamo partiti malissimo e non ci sono alibi per nessuno, ma sono certo che siamo ormai giunti ad una svolta. C’è bisogno di vincere con una prestazione fatta non solo di tattica e di corsa ma anche e soprattutto, di grinta, cattiveria e determinazione.

Ma anche questo potrebbe non bastare se il pubblico, in ogni sua componente, non decide di incitare questi ragazzi oltre ogni difficoltà che pure potremmo incontrare.

È ovvio che in questi tre anni di errori ne sono stati commessi, ma è anche vero che il primo a pagarne le spese, in tutti i sensi, è stato il sottoscritto. Guai però a pensare che possa esserci una volontà di fondo nel voler fare del male alla nostra squadra e di conseguenza ai tanti innamorati che, ancora oggi, nonostante tutto, la sostengono senza secondi fini.

In che modo?

Sostenendo questa squadra perché è la squadra della nostra terra e non la squadra di Santoriello. 

Sostenendo questi ragazzi perché sono i calciatori che vestono la nostra maglia e non i calciatori di questo o quel direttore sportivo.

Sostenendo questo allenatore perché tocca a lui, oggi, guidare i nostri contro ogni avversario. 

Per i giudizi ci sarà tempo.

Ora è il momento di tornare a lottare e, soprattutto, di tornare a vincere”.