I gialloblu, piazzati fin dall'inizio su una autentica autostrada nella corsa alla Serie D, sprecano una occasione enorme e devono guardare al futuro impostandolo in maniera diversa
ISCHIA (NA) - Bravi tutti, bravi lo stesso. Ecco cosa si sente dire ad Ischia da appena dopo la partita persa dai gialloblu di Billone Monti contro la Mariglianese, match valido per la promozione diretta in Serie D. Le parole dolci, malinconiche ed orgogliose, spese da (quasi) tutte le persone che gravitano intorno all’ambiente del club presieduto da Emanuele D’Abundo, ci stanno, ma la verità è purtroppo un’altra.
Ovvero, che gli isolani hanno perso una occasione enorme. Irripetibile, per come si è presentata solo pochi mesi fa. Fin dalle iscrizioni al nuovo e brevissimo campionato, infatti, tutto ha girato in favore dell’Ischia: la partecipazione al mini torneo anche di Real Forio e Barano ha significato l’inserimento in un girone da 5 squadre per Billone & co. Ciò ha praticamente comportato agli ischitani solo 2 trasferte a Napoli (Pianura e Napoli United) e anche 2 turni di riposo.
Fortuna, pure, che con una prestazione straordinaria – ma inattesa solo per chi non conosce bene le qualità dell’intero staff tecnico foriano – il Real Forio ha strapazzato i pianuresi all’ombra del Torrione, spaccando il girone e dando il semaforo verde all’Ischia per il primato nel raggruppamento.
La meritata vittoria nel gironcino di qualificazione ha significato, per l’Ischia, soprattutto la possibilità di giocare tutte le gare ad eliminazione diretta in casa, con la possibilità anche di pareggiarle per superare il turno (tranne quella con la Mariglianese, che da finalissima si sarebbe necessariamente decisa ai rigori in caso di parità al 120’).
Ma, purtroppo per essa, la compagine isolana è arrivata agli spareggi piena di infortuni (solo sfortuna?) e con buona parte dei calciatori non capace di sfoggiare una condizione fisica all’altezza del momento quasi storico. La dirigenza gialloblu, va sottolineato, ha attrezzato lo staff tecnico con un preparatore atletico di spessore (il professor Michelangelo Di Maio), che certamente ha allenato i calciatori come meglio non si sarebbe potuto fare. La squadra di Monti, per mesi, ha fatto addirittura 4-5 allenamenti a settimana. Ma allora – viene spontaneo chiederselo, anche se la squadra isolana ha dovuto giocare 2 match terminati al supplementare in 3 giorni – perché l’Ischia è arrivata al momento clou della stagione in condizioni psicofisiche a dir poco precarie? Sarebbe opportuno un chiarimento in merito.
Già nel confronto con la Palmese, una squadra dalla normale organizzazione e senza particolari individualità, si era capito che la stagione flash poteva finire male per Sogliuzzo e compagnia. Per la verità, nelle ultime 3 partite qualcosa di negativo ce lo ha messo pure mister Monti: la squadra ha giocato con paura (tatticamente), è stata capace di segnare solo 1 gol in 330 minuti, ed alcuni cambi – soprattutto 2-3 completati contro la Mariglianese – sono stati quasi incomprensibili, andando a produrre più confusione di quella che già c’era in campo sulla sponda isolana.
Insomma, tenendo comunque presente che l’arbitraggio del sig. Matteo Santinelli di Bergamo non è stato per nulla casalingo, visti alcuni imperdonabili errori sotto porta (quello di Pistola nel finale ricorderà agli amici milanisti il gol fallito da Shevchenko ad Istanbul contro il Liverpool…), si può dire che l’Ischia ha fatto male tutto o quasi in questa scellerata appendice stagionale fatta da gare uniche.
Ma anche fuori dal campo non ha fatto benissimo la società gialloblu, ma in quella sede i problemi (sarebbe meglio dire gli sbagli) sono iniziati al concepimento del progetto – che resta meritorio nella sua parte riconducibile all’insularità della rosa – e sono, se possibile, peggiorati in corso d’opera.
Una menzione la merita il pubblico del Mazzella, meritevole di un successo sportivo che – si spera – possa arrivare prestissimo per l’ambiente ischitano. Ma, visto che non arriverà nessun ripescaggio – la LND ci ha già ufficialmente messo sopra una pietra tombale – per raggiungere l’agognata Serie D ci saranno comunque da cambiare diverse cose per l’Ischia. Anzi, molte di più.






