Per la prima volta in novantasei anni di storia la città ai piedi del Vesuvio potrebbe non avere nessuna squadra ai nastri di partenza dei prossimi campionati dilettantistici

ERCOLANO (NA) - Dopo oltre novant’anni di storia, Ercolano rischia di restare senza calcio. Per la prima volta la città degli scavi potrebbe non avere ai nastri di partenza di nessun campionato dilettantistico una squadra a rappresentarla ed il vessillo granata rischia di restare mestamente ammainato.
Il sogno di inizio estate del possibile avvento di Vigorito si è affievolito con il passare delle settimane e con esso la possibilità di una ennesima ripartenza. A pesare sul piatto è l’indifferenza da parte dell’imprenditoria locale, come spesso accade c’è poca unità di intenti che viene puntualmente sopraffatta dalla voglia di primeggiare anteponendo la gloria personale a quella dell’Ercolanese, e dall’amministrazione che poco o nulla ha fatto per far sì che si potesse ripartire. La piazza, come spesso rimarcato dai tifosi, non pretende chissà quali categorie, visti gli atavici problemi strutturali, ma almeno di avere un titolo finalmente “cittadino” e non esterno pronto a migrare verso altri lidi alla prima occasione utile, come già troppe volte accaduto in passato.

Passato che purtroppo non ha insegnato quasi nulla, la storia dell’Ercolanese parla di una squadra che sin dagli albori ha saputo imporsi prima a livello regionale, laureandosi campione in varie occasioni, poi superando i confini (centro e sud Italia) facendosi valere raccogliendo consensi attraverso risultati e bel gioco. Tutto questo ottenuto sempre dovendo lottare contro un avversario decisamente più grande di lei, uno stadio prima costruito in clamoroso ritardo (dopo oltre quaranta anni dalla fondazione) che ha costretto la squadra a giocare praticamente per quasi mezzo secolo sempre in trasferta e poi mai reso davvero funzionale da tante, troppe, amministrazioni comunali che hanno sempre visto il movimento calcistico cittadino come una fastidiosa zavorra da mandare nel dimenticatoio il prima possibile piuttosto che un volano di crescita sociale.

Già nel lontano 1952 nonostante la vittoria dell’allora Prima Divisione che dava diritto all’accesso alla neonata IV Serie dell’anno successivo, la compagine granata presieduta dal presidente Alfonso Negro (medaglia d’oro alle Olimpiadi del 1936 con la Nazionale italiana di calcio, ndr) fu costretta a ripiegare nella Promozione Regionale (antenata dell’attuale Eccellenza) perché non disponeva di un campo di calcio adatto ad ospitare gare di livello nazionale. Episodi lontani di quasi settanta anni ma ancora tristemente attuali, dopo quasi trequarti di secolo la situazione è cambiata davvero di poco e con tanta fatica, che fanno riflettere sulla totale indifferenza in cui ha sempre gravitato la squadra cittadina nonostante una storia gloriosa che vanta anche diversi campionati professionistici.

Negli ultimi anni, nonostante il problema stadio, si sono raggiunti buoni livelli toccando traguardi che mancavano da alcuni decenni ma purtroppo tutto ciò non è bastato per smuovere le cose. Avere una struttura più vicina ad uno stadio funzionale sembra essere una chimera e chi sogna un giorno di entrare in un “Solaro” vestito a festa dovrà attendere ancora a lungo. L’amarezza e la delusione è tanta tra gli appassionati, sentimenti che non possono essere mitigati nemmeno dai  “timidi” lavori, seppur necessari, attualmente in corso che non bastano per fermare un periodo di declino che sta culminando in quella che forse si accinge a diventare la stagione più buia della storia granata.