Fabrizio Manna, tecnico dell'Angri, si racconta in un'intervista esclusiva alla vigilia dell'esordio in campionato contro la Battipagliese. Centenario, obiettivi, pressione e identità : le parole del tecnico grigiorosso tra realismo e ambizione, nella stagione che celebra i 100 anni del club.
Alla vigilia dell’esordio in campionato contro la Battipagliese, il tecnico Fabrizio Manna si racconta in un’intervista esclusiva a Campania Football. Il tecnico grigiorosso parla del centenario, delle ambizioni della società e del lavoro quotidiano per costruire un’identità . Con la schiettezza che lo contraddistingue, Manna mette i puntini sulle ‘i’: “Essere indicati tra i favoriti non dà punti in classifica. Noi veniamo da una retrocessione e da una salvezza ai playout. Prima costruiamo, poi il campo dirà dove possiamo arrivare”.
Mister, l’avvio di stagione dell’Angri passa dalla Coppa Italia Dilettanti, con il girone L che vede opposte Poggio De Marinis e Città di Solofra. La sfida contro la compagine napoletana ha regalato il primo successo stagionale. Come ha visto la squadra da questo esordio stagionale? A che punto vede la compagine grigiorossa?
“Vincere fa sempre piacere, ma una partita non può dirci a che punto siamo. Siamo una squadra nuova e dobbiamo imparare a conoscerci attraverso il lavoro e le partite. In questo momento, mi interessa più capire cosa dobbiamo migliorare che celebrare quello che abbiamo già fatto.”
La seconda giornata è fissata per il 2 settembre e la terza per il 16 settembre. Come pensa di gestire le rotazioni della rosa in questo primo scorcio di stagione, considerando anche l’avvicinarsi dell’esordio in campionato?
“Non credo molto nelle rotazioni fatte per principio. Gioca chi in quel momento può dare di più alla squadra. Abbiamo di creare un’identità . Il campionato è lungo e ci sarà bisogno di tutti.”
Il campionato di Eccellenza prenderà il via il 5 e 6 settembre. L’Angri, inserito nel Girone B, è indicato da molti addetti ai lavori come una delle principali candidate alla vittoria finale. Questa pressione la stimola o la carica di ulteriore responsabilità ?
“Se gli addetti ai lavori ci considerano tra i favoriti ci fa piacere, significa che vedono qualità nel nostro gruppo. Ma essere indicati tra i favoriti non dà punti in classifica. Noi sappiamo da dove veniamo: una retrocessione dalla Serie D, una salvezza ai playout e una società rifondata praticamente da zero. Prima di parlare di dove vogliamo arrivare, dobbiamo dimostrare chi siamo.”
Il primo impegno ufficiale di campionato è sempre un momento di grande tensione. Cosa si aspetta dalla sua squadra in questa partita contro la Battipagliese ? Che tipo di approccio mentale e tattico chiederà ai suoi ragazzi?
“Mi aspetto innanzitutto una grande giornata di sport. Giochiamo in casa, le due tifoserie sono gemellate e ci sarà sicuramente una bella atmosfera. Peccato soltanto non poter avere ancora la curva e il settore ospiti disponibili per i lavori in corso: con lo stadio al completo sarebbe stata una cornice ancora più bella, a prescindere dal risultato del campo.
Poi c’è la partita. La Battipagliese ha già dato un segnale importante battendo in Coppa la Sanseverinese, indicata tra le favorite del campionato. Quindi sappiamo di affrontare una squadra di valore. Noi dobbiamo pensare a noi stessi, giocare con personalità davanti alla nostra gente e continuare a capire, partita dopo partita, a che punto siamo del nostro percorso.”
Avendo lavorato col Presidente Baraldi in Promozione, lei conosce bene il mondo del calcio campano. Cosa l’ha convinta ad accettare la sfida dell’Angri e cosa pensa possa fare la differenza in questo campionato?
“Mi ha convinto la possibilità di costruire. E costruire mi interessa molto più che trovare qualcosa di già fatto. Conosco il presidente e so quanto tiene a questo progetto. Adesso però le intenzioni devono diventare lavoro quotidiano, perché nel calcio i progetti diventano credibili attraverso i fatti.”
Quest’anno l’Angri festeggia il suo centenario. 100 anni di storia, di passione, di tifosi che hanno riempito le tribune del “Novi”. Cosa significa per lei, da tecnico, allenare una squadra in un anno così speciale?
“È un privilegio, ma la storia non deve diventare un peso. Cento anni non si onorano parlando del centenario ogni giorno: si onorano lavorando bene ogni giorno. Dobbiamo essere all’altezza di questa maglia attraverso i nostri comportamenti.”
La società ha in programma iniziative per celebrare i 100 anni. Il fatto di giocare in un’annata così simbolica può diventare un’ulteriore motivazione per il gruppo o un carico di pressione in più?
“La pressione esiste se noi decidiamo di viverla come pressione. Io preferisco parlare di responsabilità . Essere qui nell’anno del centenario deve darci qualcosa in più, non toglierci qualcosa. Deve essere energia.”
Dopo gli anni difficili e i playout dello scorso anno, la società ha parlato di un’ambizione chiara: tornare in Serie D. Lei ha ereditato questo obiettivo? O preferisce vivere la stagione step by step, senza mettere pressione alla squadra?
“Su questo bisogna essere molto chiari: la società non ha mai dichiarato che l’obiettivo è vincere il campionato. Questa aspettativa arriva dall’esterno e ci fa piacere, ma non possiamo dimenticare la realtà . L’Angri viene da una retrocessione dalla Serie D e da una salvezza ai playout in Eccellenza. La società è stata rifondata praticamente da zero. Prima costruiamo una squadra vera, poi sarà il campo a dirci quanto siamo diventati bravi e dove possiamo arrivare.”
Il centenario dell’Angri è un’occasione unica. Cosa si sente di promettere ai tifosi per questa stagione? Quale sarà il regalo che la squadra vorrebbe fare alla città per questi 100 anni di storia?
“Non prometto risultati, perché sarebbe troppo facile farlo a settembre. Prometto qualcosa di molto più concreto: lavoro. Vogliamo che alla fine di ogni partita i nostri tifosi possano riconoscere una squadra che ha dato tutto, che sa perché indossa questa maglia e che non cerca alibi. Poi i risultati saranno una conseguenza.”
Credit photo: U.S. Angri 1927






