Così l’imprenditore partenopeo: “Se un giorno ci saranno i presupposti, l’unico posto dove farò calcio sarà a Pozzuoli”
NAPOLI | E’ doveroso da parte della nostra testata giornalistica dare risposte alla vicenda della mancata “risurrezione” della Puteolana 1902 del presidente Antonio Cristiano. Una vicenda che ha visto come vittime la grande passione della tifoseria granata, la storia della gloriosa Puteolana, una delle società centenarie del nostro calcio, ed Antonio Cristiano e tutto il suo entourage. Alla fine della lunga chiacchierata chiarificatrice con il proprietario della famosa catena di supermercati Superò questo è il risultato che si evincerà: ossia la grande passione che un uomo ha messo in campo, togliendo del tempo al lavoro e alla famiglia per oltre due mesi, per voler far rinascere la Puteolana. Dalle parole che sono uscite fuori a fiume si è capito il grande amore che ha per la città di Pozzuoli, per i colori granata e chi l’ha intervistato ha capito che questa persona, appena supererà problemi personali di non poco conto, manterrà un giorno la promessa fatta perché Antonio Cristiano ha valori antichi che sono assopiti in molti ma non in lui: una semplice stretta di mano equivale ad un contratto da rispettare. Un susseguirsi di eventi che l’hanno costretto ad abbandonare (ma pensiamo solo per il momento) il suo grande sogno: fare calcio a Pozzuoli. Veniamo con ordine. L’esordio dell’imprenditore napoletano è ben evidente: “Mi avevano detto che il mondo del calcio non era da frequentare. Mi è stato detto che le parole date molto spesso non vengono rispettate. Sono testardo ed inesperto in questo tipo di settore. Devo ammettere che sono stato ingenuo nell’aver creduto in una stretta di mano da chi è una persona importante e conosciuto nella vita politica, sociale e sportiva della nostra regione. Nella giornata di ieri avevo contattato i responsabili del “CLUB CUORE GRANATA FRANCESCO SERRAPICA” per incontrarli e renderli partecipi di tutto quello che era successo. In un primo momento l’incontro era in un bar di Quarto. Dopo che ero stato avvertito di frasi poco carine sui social nei miei confronti ho preferito incontrare solo Antonio Della Valle e Gennaro Gaudino in un’altra zona di Quarto dove abbiamo parlato per più di un ora. Racconto quello che ci siamo detti. Innanzitutto la voglia di fare calcio a Pozzuoli era fortissima, mi sono innamorato della città, della sua storia e della storia di questo club glorioso. Ci tengo a sottolineare che purtroppo oltre le mazzate relative ad alcuni aspetti burocratici per la rivelazione del titolo, proprio l’altro giorno ho avuto una non bella notizia che mi riguarda dal punto di vista della salute per cui per recuperare da questa situazione sono costretto a non fare calcio nemmeno nell’Intersociale con la mia squadra. Mi fa sorridere leggere che il sottoscritto non può economicamente fare calcio e si è tirato indietro economicamente. La mia azienda fattura ben 150milioni di euro ed investire 150 mila euro per il sottoscritto è una goccia rispetto a quello che sono le mie possibilità. Ho dovuto anche ridare indietro assegni ai miei soci che mi hanno ancora oggi ribadito che qualora ho la possibilità di ritornare nel mondo del calcio loro sono disponibili ad affiancarmi ancora. Il sottoscritto aveva intenzione sul serio di fare calcio a Pozzuoli tanto da spendere 1500 euro di viaggio e soggiorno a Torino per i miei collaboratori, soprattutto al mio responsabile marketing Antonio Grasso, per consentire l’incontro con Maurizio Vitale responsabile della Kappa, azienda leader dell’abbigliamento sportivo per studiare la fattibilità e la realizzazione della maglia, poi postata anche sui social, sia per le squadre sia per il futuro merchandising del marchio Puteolana 1902 che volevamo registrare ufficialmente. Questo e tanto altro di duro lavoro in oltre due mesi. L’unica cosa che posso dire con certezza è che quello che dirò ora per il sottoscritto rappresenta una stretta di mano e sono abituato a rispettarla. Se ci saranno i presupposti che ritorno a fare calcio, dopo aver superato questi problemi di salute, lo farò solo a Pozzuoli. Veniamo alla sequenza delle varie trattative per fare calcio a Pozzuoli anche per rendere partecipi tutti i numerosi tifosi granata. Oltre due mesi fa sono stato contattato da Di Marino per prelevare il titolo sportivo dell’Ischia per portarlo a Pozzuoli. Mi è stato prospettato l’ingresso di Manna con un cospicuo sponsor per far giocare il figlio. Questi compromessi non piacciono al sottoscritto per cui declinai l’offerta con garbo. La mia intenzione di fare calcio è tanta ma essendo la prima volta mi volevo fare le ossa almeno un anno in una categoria inferiore anche per capire meglio tanti meccanismi che non conosco. Dopo questo contatto, Tullio Laconi mi prospetta l’incontro con Carannante della Sibilla, un titolo di Eccellenza, obiettivo che avevo prefissato nel mio piano per fare calcio a Pozzuoli. Far rinascere la Puteolana partendo dall’Eccellenza disputando un anno in questa categoria per fare l’anno successivo la Serie D vincendo sul campo o rivelando un titolo da portare a Pozzuoli. La proposta con Carannante dopo poco tempo è svanita anche perché l’intenzione era quello di trasferire il titolo a Cercola. Terzo step il Savoia. Posso dire certamente che questa esperienza nel mondo del calcio mi è servita tanto. L’unico appunto che posso farmi è che sono stato ingenuo e superficiale, ma questo è il risultato finale dopo aver fatto queste esperienze. Rendere pubblica la volontà di rivelare il titolo del Savoia e la conseguente fuga di notizie nel portare tale titolo sportivo a Pozzuoli mi ha creato diversi problemi tanto da creare un autentica sommossa popolare a Torre, subendo sotto casa delle intemperanze da rappresentanti della tifoseria biancoscudata. Passiamo all’ultimo step di questa triste vicenda. Nel frattempo mi contatta anche il senatore Giacinto Russo, proprietario del titolo sportivo della Boys Caivanese, dicendomi anche che avrei risparmiato rispetto all’acquisizione del titolo del club oplontino. Visto anche quello che stava succedendo a Torre Annunziata ovviamente viro a Caivano. Una stretta di mano con un personaggio pubblico e importante come il senatore per il sottoscritto equivale ad un contratto. Mi invita ad andare a Caivano per firmare il documento dove divento presidente della US Boys Caivanese. Nel frattempo il campo sportivo di Cardito era vietato al club gialloverde per cui il passaggio di giocare in uno stadio a scelta del club sarebbe ricaduto sul Conte e la deroga con il comitato regionale della FIGC sarebbe stata cosa semplice da ottenere. Arrivato a Caivano prima di firmare il verbale del circolo della US Boys Caivanese sono sopraggiunte da parte del senatore Russo dei problemi per cui abbiamo dovuto rimandare a qualche giorno dopo. E così è stato. Nell’incontro successivo il senatore Russo aumenta le pretese economiche, anche a malincuore accetto la situazione e pur di chiudere questa situazione ero pronto a subire questo ricatto. Avrei dovuto pagare gli stipendi arretrati a staff tecnico, calciatori, trasporto pullman squadre e spettanze economiche alla tv di Televomero. Ovviamente mi tutelo e chiedo di far firmare un documento in forma privata dove il senatore si sarebbe preso tutte le responsabilità di eventuali situazioni legate a liberatorie di calciatori under e IVA non rivelata da controlli fatti. Il senatore Russo vista la situazione del documento da firmare, ha deciso, sorprendendo tutti, di non firmare, non vendere più il titolo e di far morire la Boys Caivanese per via di debiti pregressi. Subito dopo questa ulteriore vicenda, come un fulmine a ciel sereno, ricevo la non bella notizia di un problema di salute dovuto ad un’analisi fatta. Questa tutta la verità. Avrei potuto benissimo cercare di acquisire dopo il no incassato della Boys Caivanese un altro titolo sportivo. I tempi tecnici per farlo erano brevi. Non sapendo se sarei riuscito nel tentativo, avendo anche principi saldi nel mantenere gli accordi presi anche con una stretta di mano, non potevo trattenere ancora calciatori, staff tecnico e professionisti di altri settori. Alcuni calciatori avevano trovato l’accordo con il sottoscritto per indossare la casacca granata lavorando anche nella mia azienda. Questo aspetto rimane perché sono uno che ama mantenere la parola data”. Questa tutta la verità di Antonio Cristiano. La sensazione di chi vi scrive è che questa persona non va criticata ma appoggiata perché nel suo cuore ha ancora la voglia, un giorno, magari sin da prima della conclusione della stagione che avrà a breve inizio, di fare ciò che si era ripromesso.