"Credo di essere più bravo di molti allenatori che sono in Eccellenza e Promozione semplicemente perchè sono Ezio Liccardi"

BENEVENTO - Ormai è diventata una consuetudine sentirci ogni fine anno per fare un punto sul calcio sannita e sulla sua vita da allenatore. Parlando con Ezio Liccardi si intuisce che non c’è nulla di costruito e detto per caso. Lui che negli anni attraverso la rete è diventato un personaggio ha fatto parlare molto perchè spesso i suoi contenuti trasmettevano messaggi importanti sul calcio e non solo.

Quali sono gli aspetti che più ti danno fastidio nel calcio?

“L’aspetto più fastidioso del gioco del calcio è quello legato al risultato finale. La ricerca ossessiva della vittoria accresce in ognuno di noi l’egoismo di voler mettersi in mostra solo attraverso quel maledetto ed effimero numero di gol fatti che deve essere a tutti i costi superiore a quello dell’avversario. Alcuni lo ricercano attraverso le doti tecnico tattiche di giocatori o allenatori, altri invece si lambiccano il cervello per trovare scappatoie attraverso scorrettezze e slealtà. Perché si sente ancora parlare di campi infuocati dove specialmente nei gironi di ritorno è impossibile fare punti? Perché il gioco è fino a se stesso per molti. Tanti preparano i propri atleti come se addestrassero uomini che pensano a farsi saltare in aria i nervi anziché pensare a giocare a calcio”.

Alleni da due stagioni l’Under 19 della Forza e Coraggio cosa ti ha portato?

“Io ho scelto di allenare l’under 19 per un motivo ben preciso. La presunzione degli over, di qualsiasi categoria, rispetto a dei ragazzini è aumentata a dismisura. La loro saccenza all’interno dello spogliatoio crea scompensi e separazioni inutili per la crescita degli under 19. La realtà è una sola: le prime squadre non possono fare a meno dei giovani. Purtroppo capita che l’atteggiamento degli under sia poco propositivo perché le generazioni cambiano e la voglia di calcio diminuisce. Dobbiamo far integrare questi due mondi per il bene di tutti e per farlo ci vogliono tecnici che prima di mostrare il loro falso curriculum dovrebbe lavorare più sulla psicologia. Insomma bisogna smontare se stessi e capire che oggi la figura dell’allenatore è cambiata. Io per farlo ho deciso di ripartire con i giovani. Con loro si lavora meglio se si è capaci ma oggi di tecnici capaci ce ne sono pochi o per meglio dire ci sono ma sono pochi, sono pochi quelli che si sono migliorati. Tanti sono all’età della pietra e quello con le pietre è un altro gioco”.

La tua figura allenatore perfetto?

“Non esiste un allenatore perfetto e sai perché? Perché siamo ignoranti. Io alleno perché sono stato chiamato dalla mia società e non perché mi sono proposto ad essa. Che figura può esserci dietro una persona che si propone portando sponsor oppure regalando le loro prestazioni? La soddisfazione è quella che dopo un breve periodo questi fenomeni esplodono portando con loro quella valanga di personaggi che non servono al calcio. Dobbiamo scrollarci di dosso la paura di dire la verità. Dobbiamo puntare il dito contro quei presidenti che scendono a compromessi con pseudo allenatori. Dobbiamo emarginare tutti quelli che usano scorrettezze per procacciarsi una panchina. Dobbiamo far rispettare le regole scritte ma soprattutto quelle non scritte legate all’etica. Non bisogna proporsi. C’è bisogno di addetti ai lavori che conoscano l’operato di un allenatore e se capace di dargli una chance. I presidenti dovrebbero denunciare tutti quegli allenatori che li interpellano. Scegliessero loro perché un buon tecnico influisce in piccola percentuale ma un incapace fa danni. E poi bisogna finirla di pensare che nel nostro mondo si possa fare quello che uno vuole. L’altro giorno mister Renato Cioffi proponeva lo svincolo a dicembre per gli allenatori con l’intento di avere una seconda chance. Ma quale chance? Qui ci sono allenatori che nello stesso anno siedono su 2/3 panchine contemporaneamente togliendo spazio a tanti altri. Bisogna battersi per evitare questo ed allo stesso tempo bisogna pretendere, se pagati, un contratto che ci lega alla società che ci chiama in modo che quest’ultima prima di esonerarci ci pensa non una volta ma mille. Io parlo della realtà sannita dove l’associazione allenatori ha sempre fatto finta di non vedere. Adesso basta”.

Il Comitato Regionale Campania Figc Lnd non è rimasto nemmeno un anno solare con un Presidente, cosa ne pensi?

“La gatta frettolosa fece i figli cechi. Al tempo la corsa per arrivare al potere ha fatto perdere di vista un aspetto decisivo: la coesione. Da una parte Cirillo che cercava l’appoggio di Pastore senza però volerlo vicino. Da un’altra la candidatura di Gagliano senza aver capito che il poi eletto presidente si sarebbe a sua volta disamorato ed avrebbe voluto portare avanti le sue idee e non quelle comuni al suo gruppo. Devo essere sincero oggi il Comitato Regionale Campano è volto al cambiamento ma c’è bisogno di fare ancora pulizia perché l’obiettivo di tanti rimane sempre e solo il ritorno economico e lo stato sociale che assumono. Adesso si voterà a giugno se tutto va bene e sono sempre dell’avviso che ci voglia gente come me, che non le mandi a dire”.

Il calcio dilettantistico sannita in che stato è oggi ?

“Basta prendere i gironi d’Eccellenza per capire in che stato è il calcio sannita. La Promozione è la massima espressione del nostro calcio e pochissime società sopravvivono agli esborsi basti pensare al Paolisi scomparso. In prima categoria si spende tantissimo per l’intera organizzazione e per la valutazione dei tesserati che vengono strapagati. Ci vorrebbe un tariffario da seguire perché tanti dirigenti si fanno infinocchiare da proposte shock. Sui campi di seconda categoria si gioca a chi sbraita di più contro gli arbitri per poi lamentarsi della direzione arbitrale. In terza quest’anno c’è stato un buon movimento ma sperare che il calcio possa ripartire da qui è da pazzi. Dall’anno prossimo esisterà un campionato d’elite under 19 per selezionare le società piu meritevoli e capaci. Se potessi in base ad una classifica di onestà, lealtà e sportività iscriverei le squadre. A tutto il resto gli consiglierei campionati amatoriali”.

Nella prossima stagione anche se prematuro pensi di rimanere alla Forza e Coraggio o aspetterai che qualche società possa puntare su di te?

“La Forza e Coraggio é una solida società nella quale mi trovo bene, formata da dirigenti capaci, passionali e sempre disponibili. In questi due anni credo di aver dimostrato le mie capacità tecnico tattiche che organizzative e sono stato apprezzato per questo. Basti pensare che il solo Michele Catena che lo scorso anno era nell’entourage della juniores è stato promosso come Ds della prima squadra, segno che scelgo bene anche le persone di cui fidarmi. Se dovessi cambiare lo farei solo per fare un salto di qualità. Ad inizio stagione ho rifiutato anche squadre di prima categoria perché l’importanza di far crescere gli under utili per il futuro mi affascina più di ogni altra cosa. Non do un limite alle mie ambizioni perché sono fermamente convinto di essere non più bravo ma molto più bravo di tanti che allenano in promozione o eccellenza ma tra me e loro c’è una differenza sostanziale. Io sono Ezio Liccardi”.

Agli occhi della gente Ezio Liccardi è più un personaggio del web o una persona normale come tutti gli altri con una qualità importante che non ha peli sulla lingua?

“La mia metamorfosi nel calcio dilettante è stata continua. Oggi vengo riconosciuto per il profilo anonimo IL CALCIO CHE SCOTTA che in passato ha saputo far tremare tanti personaggi del calcio dilettante. Forse questo ha appannato il mio essere tecnico da 25 anni per dar spazio ad una visione di me più burlesca. Attraverso i miei post ed i miei video ho detto tante verità scomode facendo sorridere la gente per il modo di mostrare la realtà. Travestimenti, battute, personaggi comici da me ideati hanno dato un immagine di Ezio Liccardi più simpatica. Non sono un pazzo anche se mi ossigeno i capelli e mi faccio crescere il pizzetto. Questa è un’ulteriore provocazione a chi prende troppo sul serio il ruolo che riveste. Sono un pazzo invece perché tutto quello che faccio sul campo di gioco o fuori dal campo conducendo la trasmissione televisiva PARTYAMO CALCIO SANNITA o intrattenendo in radio con la rubrica IL CALCIO CHE SCOTTA lo faccio senza percepire un euro. Solo per passione. Nessuno farebbe ciò che faccio io perché non ne sarebbero capaci. Adesso sto scrivendo un libro che spero di terminare con l’anno nuovo e scriverò del calcio dilettante sannita di questi ultimi 5 anni. Purtroppo per gli altri continuerò a rompere le scatole e prenderò di mira coloro i quali fino ad oggi hanno cercato di mettermi il bastone tra le ruote. Sarà un anno il 2019 dove i palazzi del potere non dovranno dormire sogni tranquilli. Dalla Figc all’Aiac nessuno escluso. Almeno mi faccio odiare per un motivo serio”.