La storia di Michele Sacco, titolare di diversi bar ma anche allenatore di settore giovanile all'improvviso bloccato dall'emergenza Coronavirus
NAPOLI - Una vita normale, come quella di tanti italiani improvvisamente stravolta dal Coronavirus. Sveglia presto la mattina per aprire il bar nel centro di Caserta ed il consueto tram tram per gestire ed organizzare le altre strutture. E poi c’è lui, il pallone, la passione ed i pomeriggi e gli week-end passati insieme ai giovani della Juve Stabia. Questa fino a 2 mesi fa era la vita di tutti i giorni di Michele Sacco, titolare di diversi bar, ex calciatore ed attualmente allenatore dell’Under 16 del settore giovanile della Juve Stabia.
Il lockdown l’ha bloccato in casa con campionati sospesi definitivamente ed attività che potrà riprendere a pieno regime ad inizio Giugno.
Da sportivo non l’ho presa proprio bene anche perché io vivo per il calcio. Non poter aver più quel contatto con i miei ragazzi, dialogare e confrontarsi. Inizialmente non l’ho presa proprio bene anzi in quel momento il mio nemico non era il virus, ma chi mi aveva tolto il calcio. Poi passano le settimane e ti rendi conto che è stato giusto fermarsi, troppi rischi per i miei cuccioli che amo. Il nostro direttore Saby Mainolfi è stato molto responsabile, siamo stati i primi a fermare il tutto. L’ultimo allenamento l’abbiamo svolto il 5 Marzo”.
Sul calcio dilettante che hai vissuto ormai sembra chiara la conclusione anticipata?
“Per i dilettanti per me non si può più riprendere capisco gli investimenti fatti dalle società ma non possiamo far riprendere uno sport dove non si può evitare il contatto. Anche la Serie A ed a seguire dovrebbero essere sospese a mio giudizio”.
Attività ferme soprattutto il tuo settore come ristorazione e bar.
“Sono arrabbiato con chi di dovere ma capisco che l’Italia è stata travolta da questo virus e capisco le difficoltà. Non riesco a capire i 2 pesi e 2 misure, cioè prima in un pullman potevano entrare 35 persone, oggi con il nuovo decreto 15 . Io non posso aprire nemmeno facendo entrare 2/3 persone per volta, sinceramente non me la spiego sta cosa. Stessa cosa per le pizzerie, cioè in questo periodo stiamo facendo fila ovunque anche al ferramenta ma non possiamo fare la fila fuori ad una pizzeria per ritirare la mia pizza da portare a casa assurdo. Quindi chiediamo un po’ di coerenza in più tutto qua. Soldi? Ma chi li vuole tanto quello che abbiamo perso in questi 2 mesi mai nessuno c’è lo potrà ridare cioè la dignità, poi credo che la classe operaia nel campo della ristorazione e nel campo della caffetteria sarà quella che ne pagherà le conseguenze. Avevo 12 dipendenti prima di questa catastrofe, ma alla ripresa credo che non me ne serveranno più di 5. Alla ripresa dobbiamo essere più ottimisti e credere nella ripartenza come se fosse il nostro primo giorno di apertura”.
Che cosa ti preoccupa di più in questo momento pensando alla ripresa dell’attività?
“Sapere di rimanere fermo fino al 1 Giugno mi preoccupa molto le scadenze. Non capiscono che nonostante tutto i fitti e le utenze le dobbiamo pagare. Come si fa a rimanere un altro mese ai box con tutte queste scadenze che avevamo anche precedentemente al Coronavirus. Ci hanno dato lo sgravio fiscale del 60%, intanto devo pagare e successivamente sulle tasse del 2021 avrò questo ma se non incasso come pago”.






