Il signor Carpentiero della Sezione di Avellino proibisce al fotografo di Campania Football di svolgere il proprio lavoro da bordocampo in occasione del match di campionato Hermes Casagiove-Casamarciano, disputatosi nella mattinata al Comunale di Curti. Violata la libertà d’informazione ed espressione

Ora qualcuno ci dica se è ancora possibile lavorare nei modi più consoni e legittimi, ma soprattutto rassicurateci che la libertà d’informazione, d’espressione, di stampa e artistica possono ancora coesistere nel mondo del calcio campano e, in generale, in questo Paese, quantunque ci siano sempre e comunque quei presupposti dapprima decantanti e reclamati, quindi bistrattati quando dal formale si deve passare al sostanziale. Cosa, questa, che sembra non avvenire mai. Il caso ultimo in ordine cronologico, a precedere innumerevoli episodi passati alla mercé di un’autorità talvolta abusata, è il signor Armando Carpentiero, sezione di Avellino, protagonista indiscusso del match odierno ancor prima del fischio d’inizio. O meglio, del riscaldamento delle due compagini. Oggi al Comunale di Curti, anteriormente al fischio d’inizio tra Hermes Casagiove e Casamarciano, è stata scritta l’ennesima pagina triste della storia non solo del calcio campano, ma anche se non soprattutto della libertà d’informazione e stampa. Un diritto sacrosanto è stato sconfessato, negando agli appassionati, ai tifosi tutti, persino agli addetti ai lavori di poter usufruire di un irripetibile materiale multimediale che Campania Football (e contestualmente anche le altre testate giornalistiche nelle rispettive sedi) ha sempre avuto modo di fornire attraverso il proprio portale e i canali Social. Il signor Carpentiero evidentemente non gradisce gli scatti, le fotografie, la massima espressione dell’arte racchiusa in un singolo momento che dura un’eternità, andando a sbattere contro i troppi cavilli burocratici, talvolta superati o spuntati a caso come il sole dopo una tempesta, per imporre un’autorità sì legittima in campo, al tempo stesso però arrogante, presuntuosa, tecnicamente inadeguata.Di conseguenza, al fotografo Ugo Amato non è stato consentito di svolgere a pieno il proprio lavoro a bordocampo, cosa inammissibile. Il tutto lasciando con sincero stupore i padroni di casa dell’Hermes Casagiove, sbigottiti da cotanta scelleratezza, desiderosi insieme con la società ospite di consultare stesso in giornata la fotogallery di una giornata da ricordare, a prescindere dal risultato maturato sul campo. Un peccato, perché come se non bastasse il direttore di gara ha mostrato – per quanto riguarda la direzione di gara – diverse pecche con madornali errori in bella vista nella mattinata di quest’oggi. Quanto accaduto lascia sgomenti, non è affatto giusto: è una minaccia alla libertà di stampa, d’espressione e d’informazione sempre nel rispetto delle regole e delle norme giuridiche, delle istituzioni federali, dei calciatori raffigurati nelle loro gesta, degli addetti ai lavori tutti. È un’offesa al lavoro che i fotografi svolgono egregiamente nei campi della Campania dalle sponde del Garigliano al confine con la Basilicata, dalle isole fino all’alta Irpinia e Accadia, comune foggiano rappresentato in Promozione Campania dallo Sporting Accadia. E ci si interroga, allora, sull’attuale classe arbitrale, forse non proprio ben supportata, già finita nella bufera all’indomani delle clamorose decisioni che hanno influito non poco sui vari risultati e sulle sulle quali diverse società hanno rivolto lamentele. Possibile che si arrivi a tanto? Perché negare a un fotografo di svolgere il proprio lavoro? Cosa ne pensano a tal proposito il C.R.A. Campania e il presidente Quartuccio, la Commissione Arbitri Interregionale? Quali sarebbero le direttive così tanto care all’arbitro Carpentiero, tali da negare a un fotografo di poter procedere con le sue mansioni da bordocampo, come del resto accade in ogni angolo del mondo? Per fortuna il minuto di raccoglimento è stato preservato, altrimenti si sarebbe aggiunto scandalo ad altro increscioso episodio.

 

Andrea Cardinale