Colpo da Serie A per i Lupi: Ballardini firma e guida la riscossa.

AVELLINO- Come un colpo di scena shakesperiano in un dramma di ambizioni e cadute, l’U.S. Avellino 1912 ha virato all’ultimo istante: non Guido Pagliuca, il saggio zen che sembrava destinato a tessere la tela della rinascita, ma Davide Ballardini. Il romagnolo classe 1964, soprannominato “Mister Wolf” per la sua capacità di risolvere crisi apparentemente insormontabili, è il nuovo allenatore dei lupi irpini. Un accordo lampo, firmato fino al 30 giugno 2027 con opzione, per un progetto che va oltre la semplice sopravvivenza in Serie B: un viaggio dantesco dall’inferno della zona playout verso il purgatorio della stabilità, e forse il paradiso della risalita.

La notizia, esplosa come un fulmine nelle ultime ore, ha ribaltato ogni previsione. Ieri sera Pagliuca sembrava il prescelto, con contatti avanzati e una pista calda. Poi, il colpo di teatro: un summit con D’Agostino e Aiello, una virata inattesa verso Ballardini, reduce dall’esperienza al Sassuolo (2024) e alla Cremonese (2023). Oggi, il primo allenamento al Partenio-Lombardi: Ballardini al centro, con lo staff storico (Carlo Regno vice, Roberto Beni collaboratore) pronto a immergersi nel girone dantesco della classifica.

Ballardini non è un eroe romantico leopardiano, perso nell’infinito delle illusioni. È il Virgilio pragmatico che guida Dante attraverso l’inferno: astuto, esperto, con un curriculum da “salvatore” – Supercoppa Italiana vinta nel 2009 contro l’Inter di Mourinho a Pechino, salvezze miracolose con Genoa, Palermo e Cagliari. Come il poeta fiorentino che scende nei gironi per risalire, Ballardini arriva in un Avellino invischiato nella zona rossa: 28 punti, tre sconfitte consecutive, la Reggiana all’orizzonte. La sua missione? Ridare equilibrio, come un Machiavelli che usa la “fortuna” e la “virtù” per domare il caos. Difesa solida, contropiede letale, gestione del gruppo senza fronzoli: il romagnolo sa come trasformare il dramma in rinascita.

Il colpo a sorpresa ha spiazzato tutti: Pagliuca era in pole fino a ieri, con Caserta e Viali sullo sfondo, D’Angelo frenato dallo Spezia. Poi la sterzata inattesa, come un atto shakespeariano in cui il re (D’Agostino) cambia il copione all’ultimo. L’Avellino 2.0 nasce oggi: un allenatore che non promette paradisi, ma sa come uscire dal purgatorio della classifica.

Fonte foto: X- Sassuolo Calcio