Il periodo peggiore dell'era Colantonio nell'anno delle ambizioni, proviamo a capire i motivi e "trovare" qualche soluzione

TORRE DEL GRECO (NA) - Diciannove punti in diciassette partite, forse nemmeno nei peggiori incubi di un tifoso della Turris post play-off di Foggia poteva esserci tale pensiero sulla stagione successiva. Un campionato che doveva essere quello delle grandi soddisfazioni che si è trasformato in un’odissea, tra scelte scellerate e situazioni che descriverle è anche abbastanza complicato.

Si dovrebbe fare un discorso a tutto tondo su questa prima parte di stagione, perché gli argomenti sono tanti. Il primo su tutti è la scelta tecnica, cambiare tre allenatori nel giro di 4 mesi sembra una mossa che nemmeno il peggior Zamparini riuscirebbe a pensare. Partendo da Canzi, il trattamento verso l’allenatore lombardo rimarrà per sempre un mistero, a meno che non ci siano state grosse vicende a livello personale tra il tecnico e la società sembra scellerato farlo fuori per il gioco dimostrato nelle amichevoli e per i risultati che in queste partite non arrivavano. Basti vedere cosa sta facendo ora a Pontedera, squadra presa dal terz’ultimo posto due mesi fa e catapultata a -6 dalla vetta con un rullino di marcia che non vede k.o da oltre un mese e mezzo. Arriva Padalino, sembra arrivare la quadra che però è solo temporanea, la vittoria di Castellamare sembra essere la chiave della stagione e invece diventa solo un’illusione. Il mister forse giostra troppo con i moduli e schemi e la macchina si inceppa di nuovo, la sua Caporetto si consuma il 17 ottobre nella trasferta di Potenza, dove quella formazione rimarrà tutt’oggi un mistero, l’allenatore ci mette il suo e si pone contro i tifosi, darà le dimissioni 6 giorni dopo. Arriva Di Michele, in un clima surreale, forse una sfida anche troppo grande per la sua modesta esperienza da tecnico ma si tenta il colpo stile Caneo, e dopo 5 punti in 7 partite iniziano insistenti rumori anche sull’ex calciatore che almeno per ora non sembrano placarsi.

L’altro grande punto di domanda è sulla rosa, vedendola sulla carta e leggendo i nomi ci sarebbe da leccarsi i baffi. Ma quello che molti non hanno dimostrato è la fame e la cattiveria, escluso Maniero che sembra rinato in questa stagione e Frascatore, gli altri in campo sono superficiali, appagati e alcune volte quasi fuori dal mondo. Basti vedere i vari Contessa (oramai bersagliato dal pubblico di casa costantemente), Taugordeau e Ardizzone su tutti, definiti come i colpi che dovevano dare esperienza e qualità alla Turris diventati oramai gregari e spesso in panchina (fatta eccezione per il primo che in rosa è l’unico esterno puro di sinistra). È qui dove si è peccato forse di “presunzione”, valeva davvero la pena far fuori i vari Esempio, Franco e tutta l’ossatura della squadra che lo scorso anno ha fatto sognare i propri tifosi? Escludiamo dal discorso Tascone che in questa Turris è l’assenza più grande che si sente in campo, ma che ha deciso di voler provare una nuova esperienza nella speranza della B. La domanda è lecita farsela, ora ad esclusione di eventuali muri fatti dai ceduti su un eventuale rinnovo, forse la scelta migliore era fare un minimo sforzo sui contratti di questi giocatori al posto di spendere follie per altri che sul campo hanno da dire poco vista la loro gloriosa carriera e concentrare il budget su pochi colpi ma ragionati che potessero realmente far fare il grande salto di qualità.

La questione mente forse però è quella più importante in questa assurda stagione. Avete mai visto una squadra che sotto di due gol in casa in un derby rinuncia totalmente a giocare nell’ultima mezz’ora? Bene se ieri avete visto la partita la risposta è si. Sorprende come tutti levati pochissimi, evitano totalmente l’idea di rischiare una giocata, ma anche semplicemente di provare una conclusione da fuori area. Limitarsi solamente ad uno sterilissimo possesso di palla sul centrocampo e dopo un minuto di palleggio lanciare il pallone dalla trequarti verso l’area dopo l’ennesimo mormorio della tribuna,  non è simbolo di una squadra che vuole recuperare. Le cause potrebbero essere tante, indubbiamente il periodo non aiuta a giocare sciolti mentalmente, ma quelle che sembrano mancare molte volte sono le basi e i leader che prendano la squadra per mano come è successo negli ultimi due anni. Giocatori che molte volte facilmente si scoraggiano. È eloquente il dato che vede la Turris nell’oltre dell’80% delle volte che è passata in svantaggio non è mai riuscita a recuperare (unica volta che ha poi recuperato e portato punti a casa è il 2-2 di Latina con la prodezza di Leonetti al 96’). Troppo poco per una squadra che è nata per ambizioni di alta classifica, per Di Michele il lavoro è tanto, ma quello che serve ora più che mai è lavorare sulla testa di molti e cercare per lo meno di sbloccare il meccanismo che tiene frenata la testa di tantissimi calciatori corallini. La classifica non è ancora compromessa, visto la risicatissima distanza che c’è dalla sedicesima alla quarta, ma il tempo scorre e per i campani è il momento di iniziare a segnare punti pesanti, specialmente in casa, dove la Turris non capitalizza una vittoria dal 13 settembre contro il Taranto per 2-1. Quello toccato ieri è il punto di non ritorno per chiunque, adesso è il momento di abbassare la testa e stringere la cinghia, per il bene comune dei calciatori stessi e soprattutto dei tifosi. Da domenica contro la Viterbese i passi falsi non sono più concessi, in attesa di un mercato invernale “ragionato” e “consono” alle esigenze della squadra…