Il talentuoso centrocampista, protagonista di un'ottima stagione, racconta il suo approdo tra i professionisti e le emozioni vissute in maglia corallina

TORRE DEL GRECO (NA) - È stato una delle liete sorprese e punto fermo, con Fabiano prima e Caneo poi, dell’ottima stagione della Turris, con 33 presenze e 3 reti ha dato un contributo decisivo per la salvezza dei corallini. Daniele Franco (’94), dopo una lunga gavetta tra i dilettanti ha finalmente coronato il sogno di approdare tra i professionisti con la Turris, con cui è letteralmente esploso, e ora conta di rimanerci a lungo. A Campania Football il “4” corallino parla della stagione appena conclusa e del lungo percorso affrontato prima di poter finalmente calcare i prestigiosi palcoscenici della Serie C

Il Bari nel destino, prima avversario per la vittoria del campionato in D poi l’avversario contro cui è arrivata la salvezza in C…

Il destino ha voluto che i biancorossi fossero sul nostro cammino più volte, prima in D come concorrente per la vittoria del campionato e poi quest’anno per la salvezza. Due stagioni fa i pugliesi meritarono la vittoria del campionato nonostante noi facemmo il massimo e non bastò. Grazie alla società che ha creduto in questo progetto siamo approdati anche noi tra i professionisti battendo ancora una volta il Bari rivelandoci, forse, una vera bestia nera per loro.

Prima stagione tra i professionisti dopo una lunga gavetta tra i dilettanti, cosa puoi dire a chi sogna di approdare nel professionismo?

Innanzitutto di crederci sempre e non mollare mai, può sembrare una frase fatta ma non è assolutamente così. Sono riuscito quest’anno ad approdare tra i professionisti dopo aver, personalmente, toccato il fondo e dopo una lenta ma costante risalita. Ricordo che ero ancora sotto contratto con lo Spezia quando fui mandato in prestito alla Massese (Serie D), lì in Toscana nonostante la stagione difficile segnai all’ultima giornata il goal che ci permise di andare ai playout attraverso i quali agguantammo la salvezza. Dopo l’esperienza in Toscana andai al Gragnano e lì iniziai la mia scalata verso il professionismo.

Il tuo è un caso particolare, avendo trovato maggiore spazio in C piuttosto che in Serie D, come te lo spieghi?

Mah, in realtà non mi sono posto questa domanda. Molti mi dicono che più salgo di categoria e più posso fare bene, non lo so quanto possa essere vero. Ciò che posso dire è che io sono sempre stato lo stesso e mi alleno per me e non in base al fatto se la domenica vengo schierato o meno. Lavoro sempre per migliorarmi e rendere al meglio, forse avendo avuto maggiore spazio sono finalmente riuscito a mostrare le mie qualità.

Quali sono le sostanziali differenze che hai trovato con il salto tra i professionisti?

A cambiare sono soprattutto le motivazioni, giocare in campi importanti ti fa sempre dare quel qualcosa in più. Giocare su terreni di gioco prestigiosi come il “San Nicola” o il “Barbera” ti fa dare sempre di più. In D invece molto spesso si gioca su campi piccoli con poca tradizione e lì non riesci sempre a trovare gli stimoli giusti che invece ti possono dare i palcoscenici della C.

Una stagione d’esordio tra i “pro” senza pubblico, questo vi ha aiutato? 

No, credo che se avessimo avuto i nostri tifosi accanto avremmo potuto fare qualcosa in più. Torre del Greco aspettava da più di vent’anni la Serie C e sono convinto che con loro sugli spalti avremmo potuto migliorare un risultato già di per sé straordinario come la salvezza senza playout.

Sul piano personale ti sei tolto diverse soddisfazioni con goal da applausi…

Contro la Viterbese, era alla terza giornata, praticamente quasi all’esordio siglai una doppietta che non dimenticherò mai, fu un’emozione indescrivibile che porterò sempre con me. 

A metà stagione c’è stata la flessione che vi ha fatto perdere posizioni in classifica, c’è stato un momento in cui avete avuto paura di finire invischiati nella zona rossa della classifica?

In realtà siamo sempre rimasti uniti perché credevamo nel valore del gruppo, sapevamo di non essere fenomeni quando le cose andavano bene e tantomeno che eravamo diventati brocchi nel momento in cui i risultati non venivano. Non ci siamo mai disuniti e tutti insieme siamo usciti da quella situazione,  è stato piuttosto un problema mentale che una volta superato ci ha permesso di agguantare la salvezza. 

Terminato il campionato è tempo di tornei estivi, parteciperai o adesso che sei tra i professionisti qualcosa è cambiato?

A dire la verità dovrebbe cambiare la mia mentalità ma restare tre mesi senza calcio non è per me, anche solo una partitella tra amici la gioco sempre. Tra i possibili tornei a cui potrei partecipare c’è la “Scugnizzo Cup”, torneo in cui lo scorso anno fui capocannoniere, vedremo.

Mister Fabiano ti ha dato grande fiducia, lo senti ancora?

Si con il mister ci sentiamo ancora, siamo rimasti in buoni rapporti. Dispiace per come sia finita, nel calcio si sa che quando i risultati non arrivano sia l’allenatore a pagare per tutti ma sappiamo quanto ci ha dato e il suo lavoro è sotto gli occhi di tutti.

Quanto merito suo c’è nella salvezza della Turris?

Sicuramente tanto perché il mister ci ha dato molto sotto l’aspetto mentale e anche calcistico e quindi parte del merito è suo ma anche mister Caneo, da quando è arrivato, ci ha dato la giusta carica per affrontare la parte finale di campionato dando il suo contributo al raggiungimento del risultato.

Che tipo è mister Caneo?

È un grande allenatore che in allenamento ti stimola a dare sempre di più, con lui ho imparato tanto grazie anche alle tante nozioni che ci ha dato durante la settimana nella preparazione delle gare.

Tra gli assoluti protagonisti della prima parte di stagione c’è stato Luca Pandolfi, lo hai più sentito?

Siamo rimasti in contatto, purtroppo a metà stagione ha avuto qualche problema fisico che lo ha frenato ma per me resta un calciatore dal talento indiscutibile.

Quale è stato il primo pensiero al termine della vittoria contro il Bari che ha sancito la permanenza in C?

Al triplice fischio mi sono passati davanti agli occhi tutti i momenti negativi della stagione. Quella vittoria è stata davvero liberatoria perché ci ha permesso di raggiungere il nostro obiettivo per giunta battendo una vera corazzata come i biancorossi.