Riflessioni sull’anno che รจ appena passato, le scomparse di piazze importanti, la rinascita di team blasonati e tante attese per il 2018
Addio 2017, benvenuto 2018. Sono ore di attese per l’arrivo del nuovo anno e di bilanci per quello appena passato. E per il calcio campano? Siamo ad un bivio, non รจ stato un anno orribile, ma c’รจ comunque poco da festeggiare, tanti focolai che possono esplodere e riflessioni importanti. Partiamo da una speranza: la nostra piramide ha ripreso a funzionare. Dicembre ci ha consegnato un nuovo Comitato, con un presidente eletto all’unanimitร e con una governance “monopolista” che ci vede tutti uniti verso un’unica direzione. Le tenebre sono alle spalle, si riparte dopo il commissariamento, con l’augurio che la Campania torni leader. Dal punto di vista agonistico possiamo sorridere per tante belle notizie: le rinascite di Giugliano, Pozzuoli sono tra le gioie piรน belle del 2017, ma non dimentichiamo il sangue versato e le scomparse di piazze come Bacoli, Cicciano, squadre che non esistono piรน come la Sangiovannese o piazze ancora senza calcio come Acerra, Arzano (dove si รจ ripartiti con una terza categoria beneaugurante). E poi c’รจ la famosa e atavica crisi, quella che non ci fa essere protagonisti in serie D, dove assistiamo a pugliesi e sicialiane che puntualmente ci comandano, dove ogni anno lottiamo per non retrocedere e perdere squadre. Eppure noi siamo la Campania, dovremmo comandare invece la mancanza di progetti validi, l’incapacitร di mettere in piedi societร e squadre che possano lottare emerge ogni anno. Non possiamo sempre pensare di sopravvivere, il 2017 ci insegna che si puรฒ essere Troina o Altamura, realtร come l’attuale Frattese, figlia di N.N. senza fissa dimora e senza identitร fanno male al nostro calcio. Capitolo tifosi: รจ il nostro cancro. Stadi vuoti, stadi fatiscenti, tranne poche piazze non esiste pubblico sui nostri campi, non possiamo pensare di andare avanti facendoci lo spettacolo a nostro uso e consumo. Non รจ il nostro torneo, sui campi spesso si vedono solo addetti ai lavori, ma di tifosi nemmeno l’ombra. Bisogna riportare la gente sui campi facendoli innamorare, raccontandogli il calcio dilettantistico coi nostri occhi, con il nostro amore. Si puรฒ fare partendo dalle scuole, andando nelle scuole, prendendo per mano un bambino e dandogli una bandiera del proprio quartiere. Perchรจ non lo facciamo? Dal punto di vista agonistico siamo sempre a raccontare di allenatori che durano meno di una stagione (3-4 mesi), ma ci sono anche allenatori che sono bandiere (Vincenzo La Manna) che ci insegnano come lavorando con umiltร e sorriso e senza fretta si ottengono risultati incredibili. Poi ci sono belle storie come quelle di Antonio De Stefano, che vince il campionato a Bacoli e fa il record di punti con l’Albanova, storie strane come quelle di Pasquale Borrelli, eroe di Portici, via da Afragola, storie infinite come quelle di mister Esposito a Ponticelli, storie silenziose ma bellissime come quelle di Umberto Marino alla Maued. E giocatori che risplendono, rinascono, si infortunano e nuove stelle che brillano. Come Caso Naturale, che da giocatore poco incisivo a Casalnuovo diventa la stella del Giraud, ma รจ solo un esempio di come il nostro calcio sia un oceano variopinto dove le correnti cambiano e dove il talento pullula. E’ stato un 2017 con tante storie, con tanti emigranti (molti nostri campioni fanno le fortune fuori) e tanti giovani che stanno venendo su e che si stanno mettendo in mostra. E adesso arriva la grande sfida: il 2018. Una sfida per tutti, riflettiamo su cosa non va, sugli accordi di sabbia, su societร improvvisate, sugli stipendi non pagati ai giocatori, sui calciatori che lucrano e spennano i club, riflettiamo sui mali del nostro calcio e stanotte diamo un calcio a tutto questo. Ma soprattutto ritorniamo a dare le bandiere ai nostri bambini, per un 2018 all’insegna del calcio campano e di boati di pubblico per un gol, con i nostri stadi a pulsare come ai bei tempi.






