La seconda forza del campionato chiude la pratica in meno di mezz’ora. Gli abatesi restano in sette e l’arbitro interrompe l’incontro.
CARDITO (NA)- La partita tra Boys Caivanese e Sant’Antonio Abate è durata meno di mezz’ora, ma è bastata per raccontare due realtà opposte: da un lato la forza di una squadra che sta lottando per il vertice del campionato, dall’altro il crollo di un club che da mesi combatte con una crisi profonda, tecnica e societaria. Il match si è chiuso sul 6-0 dopo appena ventisei minuti, quando l’arbitro è stato costretto a sospendere definitivamente l’incontro perché gli abatesi non erano più in grado di garantire il numero minimo di calciatori in campo.
La Caivanese, seconda forza del torneo e protagonista di una stagione di altissimo livello, ha approcciato la gara con la determinazione di chi non vuole lasciare nulla per strada. Il ritmo è stato travolgente fin dai primi minuti: Iadelisi ha sbloccato il risultato dopo quattro minuti, poi ha raddoppiato poco dopo su un’azione rifinita da Celiento. Guglielmo ha firmato il tris, Pozzebon ha trasformato un rigore procurato ancora da Celiento, e Ferro ha portato il punteggio sul 5-0 prima che arrivasse anche la sesta rete. Una superiorità tecnica e fisica evidente, ma resa ancora più marcata dalle condizioni in cui il Sant’Antonio Abate è stato costretto a presentarsi.
La squadra abatese, infatti, è scesa in campo con una rosa ridottissima, frutto di una crisi che va avanti da mesi. Problemi economici, difficoltà organizzative, dimissioni tecniche e una gestione societaria in grande affanno hanno portato il club a vivere una stagione complicatissima. In più occasioni la squadra ha rischiato di non presentarsi, e già nelle ultime settimane era emersa la difficoltà nel raggiungere il numero minimo di giocatori disponibili. Anche oggi la situazione è stata al limite: tra infortuni, acciacchi e una panchina praticamente inesistente, il Sant’Antonio Abate ha perso ulteriori uomini nel corso del primo tempo, scendendo sotto le sette unità regolamentari. A quel punto, il direttore di gara non ha potuto fare altro che interrompere la partita.
La Boys Caivanese, dal canto suo, ha confermato la solidità di una squadra costruita per restare stabilmente nelle zone altissime della classifica. La gara di oggi non può essere considerata un test attendibile dal punto di vista competitivo, ma ribadisce la mentalità di un gruppo che non abbassa mai l’intensità, neppure quando l’avversario è in evidente difficoltà.
Per il Sant’Antonio Abate, invece, la sospensione della gara rappresenta l’ennesimo segnale d’allarme di una stagione che rischia di sfuggire completamente di mano. La società dovrà intervenire in modo deciso per evitare che episodi simili si ripetano, perché la situazione attuale non è più sostenibile né sul piano sportivo né su quello gestionale.
La fotografia di oggi è impietosa: una squadra in piena corsa per il titolo contro un club che lotta per sopravvivere. Due mondi lontanissimi, raccontati in ventisei minuti di calcio e in una sospensione che dice molto più del risultato.






