Il nostro punto di vista sul momento delle campane, disastro su tutti i fronti e qualche eccezione

NAPOLI - Campania che mortificazione. La stagione in corso ha messo a nudo tutte le debolezze della nostra regione in serie D, con 8 formazioni su 13 rappresentanti che lottano per non retrocedere, un dato impressionante e se si aggiunge che ci sono piazze blasonate che hanno un passato anche nei professionisti allora l’amarezza aumenta. Cosa è successo? Tanta improvvisazione, dirigenti che si inventano una professione che non è mai stata la loro, calciatori che si riciclano cercando di ottenere ingaggi in tempo di Covid. Il tutto a discapito delle piazze, della passione dei tifosi che hanno anche il peso di dover subire questo strazio in maniera inerme, spettatori distanti e vittime di chi calpesta la maglia dei loro sogni. Abbiamo assistito a qualsiasi cosa, dai cambi di proprietà (Giugliano e Puteolana) ai cambi di panchina alla velocità della luce, a formazioni che hanno tesserato 100 calciatori in barba al concetto di rosa e gruppo. Presidenti che hanno promesso la luna e che invece si sono trovati a giocare e divertirsi facendo tentativi su tentativi, dove l’unica costante sono state le sconfitte. Il bilancio è magro, magrissimo e anche il Savoia che doveva alzare il vessillo delle nostre rappresentanti, è incappato in una annata no aumentando i rimpianti. Certamente anche gli oplontini hanno commesso tanti errori, ma vanno classificati in un range di normalità, mentre per le altre piazze parliamo di ben altro. La parola giusta è superficialità, ma ci possiamo aggiungere l’incompetenza e l’assoluta mancanza di programmazione, una delle regole del calcio è limare i dettagli, puntare su un gruppo di calciatori e con una società stabile e sicuramente abbiamo assistito a qualcosa di diverso, abbiamo “ammirato” le porte girevoli, calciatori che da una settimana all’altra hanno cambiato maglia, per non parlare degli allenatori, spesso mandati al massacro e succubi di dirigenti che tutto capiscono tranne che di calcio. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: rischiamo di avere un numero record di retrocesse, ci sono piazze in subbuglio che stanno facendo sentire il,loro dissenso, ma il malessere è comune e striscioni e contestazioni non si contano più. La domanda che tutti si pongono è perchè? Quale è il senso di portare avanti un campionato ricco di sofferenze e brutte figure, quale interesse muove questi personaggi che si fregiano sui social sbandierando ruoli e macchiandosi solo di pessime sceneggiate. Una bacchettata va anche ai calciatori, spesso alla mercè dei procuratori e dietro fantomatici progetti, la maglia di una squadra è una seconda pelle, invece in questa stagione è diventata usa e getta, la paura di rimanere fermi ha generato un flusso costante di atleti che hanno ingolfato le rose generando solo confusione. Tutto è perduto? No, il tempo per rimediare c’è, bisogna fare una veloce autocritica e ripartire al massimo, salvare tutte e 13 è impossibile ma prendere spunto dalle cilentane è un obiettivo a tendere, società che senza grandi proclami stanno facendo un lavoro egregio, con la Gelbison fiore all’occhiello e il Santa Maria che sta facendo un campionato importante al primo anno, ma anche il Sorrento è un club che merita una citazione positiva perché sta rispettando la programmazione di inizio anno. Bisogna clonare, replicare i comportamenti, li abbiamo in casa, impariamo dagli errori e ripartiamo per un futuro non più nero, le brutte pagine le abbiamo già scritte, adesso è tempo di scrivere quelle belle.