Il tecnico di Mazara del Vallo, in attesa della ufficializzazione del ripescaggio in Serie C, fa il punto della situazione dopo i primi 15 giorni di ritiro.

 

STURNO (AV) – “Silenzio e lavoro”. Il motto di Giacomo Modica da Mazara del Vallo è un po’ come quello dei benedettini (“ora et labora”), con il quale sintetizzano lo spirito delle prescrizioni del lavoro e della preghiera rivolte da San Benedetto da Norcia ai suoi monaci.

Sulle colline di Sturno, tra i morbidi saliscendi della Valle dell’Ufita, la “regola” vige dal primo giorno e i calciatori la seguono senza battere ciglio. C’è quiete qui a Sturno ed è il sottofondo ideale per un gruppo chiamato a mettere in campo concentrazione e determinazione, dalla mattina alla sera, per seguire alla lettera le indicazioni dello staff tecnico e sopportare, non senza sofferenza, i durissimi carichi di lavoro previsti dal programma.

Modica e i suoi collaboratori osservano tutto. La cura maniacale dei particolari la cogli quasi subito. Appena ti accomodi sulla tribunetta del campo sportivo “Il Castagneto” e lanci lo sguardo sul manto erboso, dove la squadra si ritrova tutti i pomeriggi, dopo la mattinata trascorsa tra i boschi e una pausa pranzo rigenerante. I movimenti si ripetono all’infinito, alla ricerca di una perfezione che, secondo i più è una chimera, ma che quassù, nel quartier generale a tinte biancoblù, è un traguardo verso cui tendere sempre e comunque; e quando qualcosa non va, nel silenzio della Valle si alza forte la voce dell’ex tecnico del Messina, pronto a correggere ogni sbavatura. Concetti semplici e incisivi, i suoi, che gli atleti giorno dopo giorno stanno imparando ad immagazzinare e a replicare. Col massimo impegno. Proprio come piace a Giacomo Modica.

Mister, come giudica i suoi primi 15 giorni da allenatore della Cavese?

“Bene, molto bene. Anzi, dico che sono felice. Va tutto nel migliore dei modi, con la società e con la squadra. Tutto prosegue bene. Qui a Sturno ci troviamo meravigliosamente, anzi se potessi allungherei di qualche giorno la permanenza. Il clima è buono e ci si può preparare alla prossima stagione nelle condizioni ideali”.

Stagione che, molto probabilmente, sarà in Serie C. Fra meno di una settimana dovrebbe arrivare l’annuncio della FIGC.

“In realtà non ho mai pensato alla D, fin da quando ho parlato la prima volta con Pavone. Tutta la programmazione fatta nell’ultimo mese e mezzo è stata pensata proprio per i professionisti”.

Anche la costruzione della squadra, quindi?

“Certo, qui mica abbiamo portato un manipolo di disoccupati in cerca di contratto? Il gruppo è stato scelto quasi tutto da me e dal Direttore. Ci sono anche alcuni giovani in prova, che stiamo valutando con la massima attenzione”.

Sbaglia, quindi, chi si attende una rivoluzione, dopo la certezza del ripescaggio.

“Assolutamente sì. Tutti quanti vorremmo allenare Totti, ma non sempre lo si può avere. Questa squadra, per gli obiettivi che deve raggiungere e cioè una salvezza che passi anche attraverso un gioco gradevole, è già ben strutturata. Non ci dimentichiamo che questa società sta sostenendo uno sforzo economico importante per tornare in C. Stiamo solo valutando se intervenire su un paio di ruoli. Sappiamo ciò che vogliamo e cosa dobbiamo fare, ma il tempo c’è ancora. La chiusura del mercato è lontana e possiamo riflettere bene sulle scelte da fare”.

Chi l’ha sorpresa particolarmente della squadra, fino a questo momento?

“Non mi va di fare nomi, anche perché si stanno impegnando nel modo giusto, i nuovi arrivi e quelli che erano già alla cavese lo scorso anno. I più “anziani”, De Rosa e Favasuli, sono tra i primi a spronare i compagni e a mettersi alla testa del gruppo. Un atteggiamento che mi piace molto. Poi è chiaro che il giudizio finale lo dà il rettangolo verde ed è quello che decide chi gioca e chi non gioca”.

Avrebbe potuto scegliere una Serie C “sicura” con Teramo e Samb e, invece, ha preferito Cava de’ Tirreni. Qualcuno la chiamerà folle.

“No, sono solo un uomo di parola. L’avevo data da tempo a Pavone e non avrei mai potuto rimangiarmela. Quando il presidente della Sambenedettese ha detto che lo avevo deluso, perché non gli avevo risposto al telefono, ho preso un aereo, l’ho raggiunto a Roma e gli ho detto a quattr’occhi che avevo già preso un impegno con la Cavese. Per me una stretta di mano vale più di mille contratti”.

Un uomo all’antica, pronto a lanciare la Cavese nel futuro. È questo Giacomo Modica. 

Ai tifosi aquilotti piacerà. Scommettiamo?

Nunzio Siani