L’ex Acerrana, Intercasertana ed Ercolanese entra nel progetto “calcio 2.0” con Calaiò e Vives: «Una sfida innovativa per crescere e costruire una community unica».
NAPOLI- La Zeta Napoli nasce come spin-off partenopeo del fenomeno “Zeta”, il format che ha trasformato la Zeta Milano in un caso mediatico del dilettantismo: una squadra di Terza Categoria che unisce calcio giocato e produzione di contenuti, con community, sponsor e coinvolgimento digitale al centro del modello. L’obiettivo prefissato dal creatore ZW Jackson è quello di giungere al professionismo nel minimo tempo possibile, partendo dalle categorie inferiori, rivoluzionando completamente il modo di fare calcio. Nel contesto meneghino sono arrivate già le prime soddisfazioni per il content creator con la vittoria del campionato di Terza Categoria. Le ambizioni, però, non si fermano per ZW Jackson che vuole replicare il format in tutta Italia e stavolta tocca a Napoli.
Anche la Zeta Napoli partirà dalla Terza Categoria (girone Napoli) nella stagione 2025/26, replicando l’impostazione “calcio + creators” già testata a Milano. A confermare l’ambizione del progetto ci sono annunci che hanno acceso i riflettori su scala nazionale: il ritorno in campo dell’“Arciere” Emanuele Calaiò e l’ingaggio di Giuseppe Vives, ex Torino, che affiancheranno un gruppo giovane e social-native. Il club ha inoltre pescato dalla Kings League per ampliare la propria vetrina di contenuti e talento. Il format è guidato da content creator di rilievo (tra cui ZW Jackson) e spinge forte su Instagram, TikTok e YouTube per raccontare allenamenti, spogliatoio e dietro le quinte, con l’obiettivo dichiarato di trasformare i tifosi in una community attiva che “vive” la squadra giorno per giorno.
Oggi l’annuncio ufficiale: Gaetano Marrazzo entra nel progetto. E con lui, una storia che intreccia categorie superiori, un infortunio superato e la voglia di rimettersi in gioco in un calcio che cambia.
Intervista a Gaetano Marrazzo
Inquadratura profilo
D: Partiamo dal suo passato: ha militato in categorie importanti come la Promozione con Acerrana, Intercasertana ed Ercolanese. Che cosa le ha lasciato l’esperienza in queste piazze, calcisticamente e umanamente?
R (Marrazzo): “Giocare con Acerrana, Intercasertana ed Ercolanese mi ha lasciato tantissimo, è stata solo una fortuna. Sono 3 piazze caldissime, sia sul piano calcistico che umano. Ho imparato a gestire la pressione, a fare gruppo, a conoscere realtà diverse dal punto di vista tecnico e ambientale. Ogni piazza ha la sua storia e il suo calore, e questo mi ha insegnato che il calcio è fatto di passione e sacrificio, ma soprattutto di legami umani.”
D: Lei ha un passato nei settori giovanili di club storici come Savoia e Turris. Qual è l’importanza di questa formazione nella sua carriera e come pensa di poterla applicare ora in un contesto diverso come la Terza Categoria?
R: “La mia formazione nei settori giovanili di Savoia e Turris è stata fondamentale. Mi ha insegnato disciplina, tecnica e mentalità vincente. Ora, anche in un contesto diverso come la Terza Categoria, posso mettere a frutto l’esperienza che i miei mister mi hanno trasmesso.”
D: Un commento sulla Turris, che per un anno sarà costretta al “riposo forzato”. Come si sente per la tragica fine della società corallina, essendo cresciuto nel settore giovanile?
R: “La notizia della Turris mi ha colpito profondamente, avendo mio papà di Torre del Greco ed essendo cresciuto calcisticamente nel loro settore giovanile ho visto lavorare ragazzi con passione. È triste, ma porta anche la responsabilità di ricordare e portare avanti questa piazza che è una delle migliori della Campania.”
D: L’ultima stagione è stata segnata da un infortunio. Come ha vissuto questo periodo di stop e quali sfide ha dovuto affrontare per tornare in campo?
R: “L’infortunio è stato difficile da affrontare e ne porto i postumi tutt’ora, dovrò trattare tutto con cura. Ti costringe a fermarti e riflettere. Ho dovuto lavorare duramente per tornare in forma, mentalmente e fisicamente, imparando a non dare mai nulla per scontato e a valorizzare ogni allenamento.”
D: C’è stato un momento preciso in cui ha deciso di accettare questa sfida, così lontana dal mondo che conosceva?
R: “La scelta di accettare questa sfida è nata dal desiderio di rimettermi in gioco e contribuire a un progetto innovativo. Quando ho visto la concretezza e la visione della Zeta Napoli, ho capito che era il momento giusto.”
D: Quali sono le differenze più evidenti che ha notato, sia a livello tecnico che umano, in questi primi giorni con la squadra?
R: “Come differenze nei primi giorni con la squadra ho notato subito un approccio umano diverso. C’è molta energia positiva, collaborazione e voglia di imparare l’uno dall’altro.”
Scelta: progetto Zeta Napoli
D: Dopo una carriera in categorie superiori, cosa l’ha spinta a rimettersi in gioco in Terza Categoria?
R: “Perché la Terza Categoria? La motivazione principale era continuare a crescere e mettermi alla prova in un contesto nuovo, ma credo fermamente che conti poco: come dice Jeda a Milano, la categoria la fanno i giocatori, e questa squadra ti costringe a metterti alla prova giorno dopo giorno per conquistare il campo, sicuramente di categorie superiori. La Terza Categoria, con un progetto innovativo come la Zeta Napoli, offre questa possibilità.”
D: La Zeta Napoli si presenta come un progetto innovativo, un “calcio 2.0”. Cosa significa per lei questa definizione?
R: “Per me significa combinare sport e innovazione, non solo sul campo ma anche nel modo in cui il calcio viene vissuto, raccontato e condiviso. È una sfida diversa, stimolante e moderna.”
D: In cosa consiste, concretamente, questo “nuovo modo di fare calcio”? Quali sono gli obiettivi a breve e lungo termine del progetto?
R: “Significa puntare sulla squadra e sul club come qualcosa in più: competenza tecnica, preparazione fisica, mentalità vincente, ma anche presenza e coinvolgimento dei tifosi.”
D: Il club è legato al mondo social e dei content creator. Che ruolo avranno questi aspetti nella sua esperienza e nella vita della squadra?
R: “Sarà fondamentale. Condividere il percorso della squadra, mostrare il lato umano dei giocatori e creare contenuti coinvolgenti aiuta a costruire una community attiva e vicina al progetto. Non nego che per me non è ancora spontaneo stare davanti a una telecamera, ma mi abituerò.”
D: È d’accordo che l’unione tra sport e intrattenimento digitale sia la strada giusta per avvicinare i giovani al calcio?
R: “Credo sia la strada giusta per avvicinare i giovani. Il calcio non è solo un gioco, è emozione: i social amplificano questa emozione e permettono a chiunque di viverla da vicino.”
D: Condividerà lo spogliatoio con ex professionisti come Giuseppe Vives ed Emanuele Calaiò. Quanto ha inciso la loro presenza nella sua decisione e cosa pensa di poter imparare da giocatori con un’esperienza così importante?
R: “Vives e Calaiò? Credo ci sia poco da dire, la loro presenza è stata determinante. Ho l’opportunità di imparare da chi ha esperienza in Serie A e in Europa, sia tecnicamente che come mentalità. Sapere di poter condividere lo spogliatoio con loro è stimolante e mi motiva ancora di più.”
Il ruolo e le aspettative
D: Oltre al suo ruolo in campo, avrà anche altre responsabilità all’interno del club: qual è l’obiettivo stagionale della squadra? La sua esperienza, unita a quella di Vives e Calaiò, può accelerare il percorso verso la promozione?
R: “C’è poco da girarci attorno: bisogna vincere. Vogliamo costruire una squadra competitiva e coesa. Con l’esperienza di Vives e Calaiò, possiamo dare un’accelerata al percorso.”
D: Quali sono le sue aspettative personali per questa stagione? In che modo la sua esperienza può pesare in Terza Categoria?
R: “Voglio essere un punto di riferimento della Zeta e farò di tutto per esserlo. Voglio avere continuità in questo progetto e arrivare più in alto possibile con loro. Poche parole: darò il massimo in campo e fuori, aiutando i più giovani a crescere e facendo valere la mia esperienza. In Terza Categoria la differenza si fa non prendendo sotto gamba gli avversari.”
D: Come si immagina il rapporto con i tifosi e con la community che seguirà la Zeta Napoli, anche grazie alla forte presenza sui social?
R: “Mi immagino un legame stretto e diretto. I social ci permettono di avvicinare i tifosi, raccontare il nostro percorso e creare una community che vive la squadra passo dopo passo.”
D: Napoli è una città che vive di calcio: che accoglienza si aspetta dai tifosi della Zeta Napoli?
R: “Napoli vive di calcio, quindi speriamo e contiamo che l’accoglienza sarà calda e appassionata. Speriamo di trasmettere loro entusiasmo e soprattutto voglia di venire a vederci.”
D: Un messaggio ai supporter che la seguiranno in questa nuova avventura, anche attraverso i canali social del club?
R: “Vi prometto impegno, grinta e lealtà. Sosteneteci perché è importante: i presidenti non sapete quanto lavoro fanno dietro. Ma soprattutto, vivete con noi questa nuova avventura: sarà fondamentale.”
Domanda di chiusura
D: Se dovesse sintetizzare questa scelta in una sola parola, quale sarebbe e perché?
R: “Parola chiave: RINASCITA!”




