Il numero uno dell'AIA ha abbozzato alla Gazzetta dello Sport la nuova modalità di designazione arbitrale
NAPOLI - Marcello Nicchi, presidente dell’Associzione Italiana Arbitri, ha rilasciato un’ intervista ricca di spunti alla Gazzetta dello Sport. Il numero uno dell’AIA, in carica come presidente dal 2009, ha parlato, sulle colonne della “rosea” di una possibile ripartenza anche dal punto di vista della classe arbitrale.
Nicchi, di arbitri non parla nessuno
“Di arbitri in queste settimane non ha parlato quasi nessuno. Se ci saranno le condizioni per ripartire saremo pronti. Abbiamo fatto le cose per bene, senza aver avuto il bisogno di straparlare sui giornali o nelle riunioni istituzionali, dove in qualche caso sembravamo non esistere. Mentre una cosa dovrebbe essere chiara a tutti: senza l’arbitro non si gioca. Se aspettiamo che i contagi arrivino a zero in tutto il Paese potremmo non ripartire mai. Un piccolo margine di rischio calcolato ci sarà, ma dovremo essere bravi a renderlo minimo attraverso scelte di buon senso”.
L’idea per le designazioni
“Per il settore arbitrale penso ad esempio a designazioni che prevedano viaggi brevi. Però partiamo da due presupposti: il primo è tutti i nostri arbitri offrono garanzie; il secondo è che arbitri e assistenti non viaggiano su pullman o charter come le squadre. Lo fanno per conto proprio con macchina, treno o aereo. Se possiamo permettere a un arbitro di raggiungere la partita di competenza senza attraversare mezza Italia non è meglio? Speriamo non ci sia bisogno di queste attenzioni, ma se ce ne fosse è giusto salvaguardare la salute. O vogliamo affermare che un arbitro professionista, se la pandemia lo rendesse necessario, non potrebbe arbitrare la squadra della propria città? Io questo lo rifiuto. È nostra intenzione scegliere gli arbitri più in forma per le partite più importanti senza vincoli geografici “.






